Informatizzare le ricette cartacee è inaccettabile

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Le ggo la lettera del signor Carlo Terrini che condivido totalmente. Informatizzare le ricette cartacee in bianco per prescrizioni di farmaci ed anche per accertamenti è una iniziativa, a mio giudizio, incomprensibile. Non si può pensare di burocratizzare ed informatizzare ogni attività specie quando questi processi creano una complicazione per i cittadini e gli operatori (specie medici e farmacisti). Come per altri settori (vedi alcune attività imprenditoriali) anche in sanità bisogna verificare la reale necessità o almeno l’utilità di introdurre regole che, di fatto, limitano l’erogazione di prestazioni senza sapere le motivazioni. Già i pazienti sono costretti a chiedere ai medici prescrizioni su ricetta cartacea bianca e quindi in libera professione per supplire al grave fenomeno delle lunghe liste di attesa ed ora s’introducono obblighi burocratici ed informatici per limitare anche questa possibilità di ottenere le prestazioni negate con il Servizio sanitario nazionale. Queste procedure di burocratizzare ed informatizzare comportano inevitabili aumenti dei costi per cittadini ed operatori. Gli unici che ci guadagneranno sono quanti disporranno di questa nuova enorme massa di dati che temo non siano a disposizione delle istituzioni per nobili fini a vantaggio della collettività. È un vero inaccettabile affronto non solo alla libertà personale, ma alla disperazione di quanti non riescono a godere dei propri diritti e sono costretti a rivolgersi al mercato libero per ottenere le prestazioni di cui necessitano che purtroppo pagano di tasca loro.
Francesco Falsetti
Presidente Umi

Caro Francesco,

torniamo volentieri sull’argomento, poiché ci siamo accorti che al signor Carlo avevamo risposto soltanto a metà, dicendo che il timore di dare in pasto i nostri dati a chi li potrebbe utilizzare contro di noi è già reale e non basterà certo opporsi alle ricette elettroniche per fermare l’onda che avanza.

C’è tuttavia un altro pericolo che va evidenziato: la possibilità che la digitalizzazione comporti una perdita di rapporto umano, che la tecnologia porti efficienza ma non cura, che si ampli la frattura tra una fetta di popolazione all’avanguardia e un’altra (quella degli anziani, dei meno abbienti, dei più fragili) che rischia di essere esclusa.

Il tempo che stiamo vivendo è di autentica rivoluzione e chi lavora nella sanità e nella ricerca è ben conscio di quanto l’informatizzazione - «intelligenza artificiale» inclusa - stia dilagando. Nostro compito è vigilare affinché non resti indietro nessuno e che non si rivolgano al mercato libero sempre più persone, di fatto espulse o tenute ai margini del servizio sanitario per il quale così tante tasse paghiamo. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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