Infermieri tra laurea e disoccupazione

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Siamo un gruppo di infermieri laureati ormai da quasi tre mesi.
Ci siamo trovati catapultati in un mondo completamente diverso dalle promesse che ci erano state fatte durante il nostro percorso di studi durato tre anni, tra tirocini di 8 ore, notti comprese, esami e tanti sacrifici.
La maggior parte delle persone affermano: «Come infermiere troverai certamente subito lavoro». Quello che abbiamo trovato sono state solo porte sbattute in faccia e promesse non mantenute. Partendo da un'azienda ospedaliera che ci ha promesso non solo l'assunzione una volta laureati, ma bensì la restituzione di tutte le tasse universitarie, se avessimo lavorato con la stessa, per un totale di circa 5.200 euro (notizia confermata da ben due articoli pubblicati sul Suo giornale il giorno 4/12/2008 e il giorno 19/04/2009).
Cifra non irrilevante per tutte quelle famiglie che conducono lavori umili per stipendi appena necessari a mantenere e pagare gli studi a noi giovani ragazzi e ragazze. O per tutti coloro che dopo 8 ore di lavoro non retribuito, vanno in un bar o in una pizzeria per guadagnarsi il minimo indispensabile.
Ma gli oneri non finiscono qua, perché per potersi iscrivere al Collegio degli infermieri (requisito indispensabile per poter esercitare la nostra professione), abbiamo dovuto spendere 267,24 euro e a febbraio dovremo pagare altri 70 euro, come tassa annuale, pur essendo disoccupati. Qualcuno di noi è fortunato, perché vive con i genitori e riceve supporti economici dagli stessi, altri invece vivono lontano da casa, gente del Sud trasferitasi al Nord speranzosa di trovare lavoro, con affitto da pagare e a sua volta figli da mantenere.
Dopo aver mandato un'infinità di curriculum, tra strutture ospedaliere, cliniche private, cooperative e studi associati abbiamo sentito tutti la stessa frase: «Al momento non sono necessari infermieri». Eppure gli infermieri che lavorano si lamentano del carico lavorativo troppo pesante, riposi inesistenti dopo le notti, tutto questo perché manca personale.
Ma la struttura non ha fondi per assumere gli infermieri, a causa dei tagli alla sanità.
I pochissimi che invece cercano un infermiere, lo cercano con esperienza, magari in una Casa di riposo, quando sono tre anni che abbiamo fatto tirocini a stretto contatto con gli anziani, e l'esperienza di eseguire l'igiene personale, di mobilizzare il malato, di effettuare prelievi, medicazioni e quant'altro ce l'abbiamo.
Sicuramente un fattore che cambia dal tirocinio al lavoro vero e proprio è la responsabilità. Ma se abbiamo resistito tre lunghi e faticosi anni, ci sentiamo di assicurare che la voglia di fare, di metterci in gioco e di dimostrare quello che valiamo, ce l'abbiamo tutti.
Questo è un appello che facciamo a tutte le strutture: dateci la possibilità di crescere, di fare esperienza e di immaginare di poter avere un futuro.
Lettera firmata
da 11 persone

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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