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Lettere al Direttore

BRESCIA SOTTO LE BOMBE

Il segreto di Pippo? Era un ponte-radio per i parà inglesi


Lettere al direttore
28 gen 2018, 14:00

Scrivo a proposito di «Pippo». Mio padre, Ugo Ghidini, era farmacista ad Isorella. Allora il paese era povero e la guerra aveva peggiorato la vita degli abitanti. Non esisteva la mutua, non c’era il pronto soccorso, non c’era nemmeno il medico in loco. Due volte la settimana veniva il medico di Gottolengo in bicicletta, con qualsiasi tempo e solo per curare malattie gravi. Mio padre andava in bicicletta a Brescia, una volta alla settimana, per rifornirsi dei pochi farmaci che allora esistevano. Alcune volte, per evitare di essere «mitragliato», abbandonava la bici e si buttava nel fosso più vicino. Un giorno entrò in farmacia una donna, Giulia, proprietaria di un piccolo appezzamento di terreno con relativo «casino» (piccola costruzione per il deposito di attrezzi rurali) e con molto riserbo e prendendola alla larga, disse che nel suo casino c’erano cinque paracadutisti inglesi e che, dato l’umidità del posto (vicino al Naviglio) e la scarsità di cibo, che forniva loro, si erano ammalati. Chiese se era disposto a curarli. Mio padre era iscritto al Pnf ma era un professionista della salute e non guardava certo l’ideologia dei pazienti. Si fece descrivere i sintomi e capì che la cosa era seria. Si misero d’accordo che la sera tardi venissero da lui e che avrebbe provveduto come meglio poteva, perché l’unico farmaco adatto erano i sulfamidici e uno sciroppo calmante della tosse e dei dolori. Naturalmente era molto rischioso sia per loro che per mio padre. Se i tedeschi li avessero sorpresi, sarebbero stati fucilati. Questi ragazzi, erano tutti giovani, quando impararono a fidarsi di mio padre, gli raccontarono che il loro compito era trasmettere notizie riguardanti i movimenti di truppe e degli aerei della base aerea di Ghedi. I contatti avvenivano via radio con un aereo che tutti avevano battezzato Pippo, il quale doveva girare in tondo per la scarsa potenza della radio trasmittente in loro possesso e per mascherare l’operazione, doveva mitragliare, se avesse visto luci o altri bersagli. Poco dopo verso la fine di marzo 1945, la loro salute era migliorata, abbracciarono mio padre, lo ringraziarono e dissero che sarebbero rientrati, in quanto a Ghedi stavano per arrivare gli americani. La signora Giulia venne poi premiata dall’Alto comando inglese, per il coraggio dimostrato e per l’assistenza svolta a favore di militari inglesi.

// Franco Ghidini
Farmacista in pensione Desenzano del Garda

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