Il 25 Aprile insegna a mettere dubbi nei più giovani

Ogni anno che passa e che ci allontana da quella data, diventa sempre più difficile farne un ricordo positivo che si ponga fuori da ogni retorica e fa uno stanco rituale. Eppure è necessario ricordare. Risulta sempre più difficile rendere il merito a quella minoranza, anzi, estrema minoranza, di italiani che scelsero di mettersi in gioco per affermare quei principi e valori che vent’anni di dittatura avevano disintegrato. Il 25 Aprile non deve essere però una condanna del Fascismo tout court, quello era stato già stato condannato e sconfitto dai fascisti stessi con il voto del Gran Consiglio del Fascismo, il 25 luglio 1943. Inoltre va ricordato che è grazie alle forze armate alleate se l’Italia si è «liberata» dalla Repubblica Sociale e dai tedeschi suoi alleati. Ma allora, da cosa ci siamo liberati il 25 aprile 1945? Di cosa dobbiamo essere grati a quegli italiani che scesero in campo e morirono a fianco degli alleati? È difficile spiegare oggi ad un «millenial» perché dobbiamo ricordare, in questa data, coloro che hanno sacrificato la loro vita, o alcuni anni o mesi della loro vita, per dare una Costituzione democratica, al nostro Paese. Uno sforzo, però, andrebbe fatto per rendere attuali e comprensibili quei fatti storici, perché è la retorica acritica la peggior nemica del riconoscimento dei valori contenuti in quegli anni di lotta politica, rappresentati dalla collaborazione dei partiti nel Cln sintetizzata da quanto contenuto nell’art. 2 della Costituzione che di quei sentimenti e valori è figlia: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Solo collegando l’oggi con quei fatti potremmo, forse, mettere dei dubbi in una generazione che da quei principi si sta, in questi ultimi anni di populismo imperante, sempre più allontanando.
Ludovico Guarneri
Ghedi
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