I conti non tornano. La nostra sanità fa parecchia acqua

Sul Giornale di Brescia di mercoledì 19 marzo ho trovato un titolone in prima pagina «Sanità, sistema Brescia da primato» e due pagine intere con la spiegazione del titolo citato. Dopo aver letto tutto, ho dedotto che la sanità a Brescia deve essere un paradiso di eccellenza, perché Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ente pubblico di rilievo nazionale), assegna all’Ats di Brescia la migliore performance in Lombardia nelle tre aree: sostenibilità economico-patrimoniale, assistenza ospedaliera e prevenzione. Però, ripensando un attimo al paradiso di eccellenza di cui sopra, non ho trovato nessuna valutazione o considerazione sui tempi di attesa per analisi, visite ed esami specialistici. Salvo poche righe nella risposta all’ultima domanda a Claudio Sileo, direttore generale di Ats. E siccome sono convinto che le liste d’attesa sono una piaga purulenta della sanità (non solo bresciana), credo che quanto pubblicato possa creare un grandissimo equivoco. Perché nel mondo reale, oggi in Italia non esiste più la sanità pubblica, come spesso ricordano tante lettere di questa rubrica e come evidenziato da autorevoli studi e ricerche. Come provano sulla propria pelle tantissime persone che, per motivi economici, non possono permettersi prestazioni sanitarie a pagamento, accettando appuntamenti col Servizio pubblico dopo mesi o anni, alla faccia del paradiso e della loro salute.
Vito LancellottiHo letto gli articoli circa gli ottimi risultati di Ats-Brescia a livello regionale e nazionale certificati da Agenas (Agenzia di Stato). Non so quali siano i criteri, forse politico-amministrativi, utilizzati da Agenas per stipulare questa classifica, ma, a mio avviso, il risultato non corrisponde alla realtà della situazione sanitaria bresciana che presenta numerose criticità come più volte evidenziato. Ats-Brescia è notoriamente appiattita nel rispetto delle indicazioni politiche ed amministrative della Regione Lombardia non sapendo interpretare autonomamente le esigenze locali e quelle del personale medico (e non solo) e dei cittadini con l’aggravante che i direttori generali sono stati negli ultimi anni dei medici. Resta aperto il problema delle liste di attesa nonostante il decentramento dei presìdi operativi con l’aggravante del pesante e crescente ricorso alle strutture private. A tale proposito abbiamo assistito alla proliferazione delle strutture private, Poliambulatori autorizzati da Ats, che offrono a pagamento prestazioni sempre più numerose sia per le visite specialistiche sia per gli accertamenti diagnostici. Il risultato è la crescente spesa privata sanitaria dei bresciani. Persiste una carenza di medici (e non solo) sia sul territorio (Mmg) sia nelle strutture ospedaliere determinato anche dalla perdita di attrattiva dovuta ad una cattiva politica del personale. Restano i disagi nei Pronto Soccorso anche per l’eccessivo taglio dei posti letto nelle strutture pubbliche e private accreditate. Le Case della Comunità (CdC) non sono ancora operative a termine di legge per carenza di personale medico, anche specialistico, sia socio sanitario e di supporto. Lo spostamento di personale nelle CdC, specie infermieristico, sta creando problemi nelle strutture ospedaliere. Il grave malcontento dei medici deriva non solo dalla carenza con sovraccarico di lavoro, ma dal persistere dei carichi impropri di burocrazia in continuo aumento dovuto alla carenza contemporanea di personale amministrativo, ma anche all’eccessiva strutturazione delle attività a scapito dell’attività professionale e alla mortificazione del rapporto medico/paziente.
Dott. Francesco FalsettiPresidente Umi (Unione Medici Italiani)
Caro Vito, ma pure caro Francesco: una classifica non fa primavera, ma è altrettanto vero che ogni stagione ha sia nubi che scorci di sole. Questo per dirvi che saremmo sciocchi se pensassimo che una graduatoria di un’agenzia (seria) possa cancellare le molte storture e i limiti della sanità di casa nostra, che per altro trovano ampio spazio sia in queste pagine sia in quelle della cronaca. Di contro, giusto sottolineare anche ciò che invece funziona e premiare lo sforzo di migliaia di persone impegnate a vario titolo nella sanità locale, le quali ogni giorno si fanno in quattro per offrire il miglior servizio possibile, spesso supplendo altresì alle numerose falle organizzative e di sistema. (g. bar.)
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