Giudici di pace: scoraggiare i soliti furbi
Vorrei fare alcune considerazioni su quanto espresso dal signor Luciano Togno nella lettera pubblicata in data 31-01-10 a nome della Federconsumatori di Brescia. Capisco che l'associazione abbia come compito la tutela e la difesa del consumatore, ma una cosa è difendere un offeso, altra cosa è accettare che i furbi ne approfittino.
Dopo un accenno al "processo breve", cosa che dovrebbe maggiormente preoccupare la Federconsumatori, egli rivolge le sue lamentele alla introduzione "dell'obolo" da versare in caso di ricorso al Giudice di Pace per infrazioni al Codice della strada
Anche la Federconsumatori, forse per convenienza, davanti ad un bicchiere mezzo pieno guarda la parte di bicchiere che più gli fa comodo.
Io credo che prima di avanzare richieste dovrebbe riflettere sui rapporti esistenti tra "rispetto delle regole", "sentenza" e "giustizia" e rispondere a domande del tipo:
1) Se un individuo non rispetta le regole è giusto che venga punito?
2) Nel caso in cui il punito ritenga di esserlo stato ingiustamente è giusto che possa ricorrere ad un organo che con una sentenza gli renda giustizia?
3) Ma nel caso in cui il punito non abbia realmente rispettato le regole, è giusto che il sistema gli dia la possibilità di farla franca attraverso un ricorso?
Fatico a pensare che la Federconsumatori sia convinta del fatto che tutti coloro che fanno ricorso al Giudice di Pace lo facciano perché vittime dell'accanimento dell'agente di polizia di turno. Credo invece che per un agente fare multe non sia un divertimento e che, come tutti coloro che lavorano, possa sbagliare.
Ma una cosa è avere la possibilità di ricorrere contro una multa ritenuta ingiusta, altra cosa è ricorrere perché il sistema lo permette. Il fatto che i ricorsi accolti rappresentino il 70% del totale non mi esalta più di tanto, perché può essere letto come la dimostrazione che gli italiani hanno capito il sistema e lo sanno sfruttare.
Mi spiego con un esempio. Un agente contesta ad un conducente l'uso del cellulare durante la guida e quest'ultimo ricorre dicendo che non era vero. A chi crede il Giudice?
Se per principio crede nel giusto operato dell'agente quale pubblico ufficiale neanche dovrebbe istruire un'udienza. Se la istruisce significa che non crede all'agente per cui vi è il fondato rischio che accolga il ricorso in quanto nel dubbio vige il "pro reo". Questo, come altri, fa parte del 70% dei casi.
A questo punto anch'io se prendessi una multa, anche se giusta, mi rivolgerei al Giudice di Pace. Il motivo è semplice. Fare ricorso al Giudice di Pace, male che vada, significa pagare l'importo inalterato della sanzione dopo molti mesi ed avere quel 70% di probabilità di farla franca.
Non penso che questa sia la giustizia auspicata da Federconsumatori.
Purtroppo però, come spesso accade, il comportamento dei furbi crea problemi collaterali che vengono arginati con leggi che penalizzano anche gli onesti. Se la Federconsumatori vuole veramente difendere questi ultimi, nel chiedere il ritiro del provvedimento che ha istituito il pagamento del ricorso al Giudice di Pace, chieda anche l'introduzione di una congrua sanzione applicabile nei confronti di coloro che presentano un palese ingiustificato ricorso.
Questo permetterebbe a chi crede di essere nella ragione di presentare giusto ricorso mentre penalizzerebbe i furbi. La giustizia ne gioverebbe in tutti i sensi.
Marino Longhi
Poncarale
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