Festa Liberazione. Vorrei una destra davvero moderna

Arriva la Festa della Liberazione, il 25 aprile e come ogni anno (per lo meno dall’avvento delle «Seconda Repubblica») la data sembra sempre di più passare in secondo piano. Qualcuno dei nostri politici da tempo non la celebra nemmeno, dice che festeggerà San Marco Evangelista e sento dire che in diversi Comuni del Bresciano (amministrati dal centrodestra o visto il caso, dalla «Destra Destra») c’è l’invito o a non celebrarla proprio o farlo molto «in sordina». Non è la Festa dove si festeggia la fine di un Regime liberticida che zittiva con la violenza ogni dissenso? E perché qualcuno non dovrebbe festeggiare il ritorno alla libertà dell’Italia? Perché, secondo questa narrazione, sarebbe «divisiva», si dice. E allora mi chiedo: Perché? Perché dovrebbe essere divisiva? E divisiva per chi? C’è qualcuno che rimpiange il tempo in cui (come durante il ventennio fascista) il dissenso dall’allora pensiero unico e dalle opinioni dell’uomo solo al comando non erano tollerate? Qualcuno rimpiange il tempo in cui gli oppositori al Regime venivano picchiati, incarcerati, assassinati? Qualcuno vorrebbe ancora i giornali imbavagliati e la libertà di stampa soppressa? Mi è piaciuto talmente tanto il primo numero de «Il Giornale di Brescia» del 27 aprile 1945, in cui capeggia a caratteri cubitali il titolo «Brescia è libera» e dove si sente esplodere l’energia di una libertà di opinione (finalmente) ritrovata che durante i festeggiamenti per gli ottanta anni ne ho regalato alcune copie ad amici e parenti. Concludo chiarendo che io non sono mai stato comunista (ammesso sia una colpa esserlo stato) mi ritengo «di centro» e potrei in futuro anche diventare «di destra». Ma aspetto una destra moderna, europeista, senza più nostalgie mussoliniane o di altro «uomo forte al comando», che finalmente riconosca il valore della Festa della Liberazione. Allora potrò anche votarla.
C. M.
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