E così alla fine pure la Santanchè si è dimessa

Mio nonno, mio povero nonno Pino, aveva ragione quando diceva che: «Con il sole e con il tempo maturano anche le nespole». La Santanchè ha «maturato» le dimissioni da ministro del Turismo dopo tre lunghi e tormentati anni e infine «l’obbedisco». Molto poco garibaldino e molto più stile billionaire: «sono abituata a pagare i conti miei e anche quelli degli altri». Applausi calorosi dalla minoranza alla notizia delle dimissioni della senatrice di FdI a processo per falso in bilancio sul caso Visibilia e in udienza preliminare per la truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione Covid. Sinistra galvanizzata dal cader di teste che ha seguito la sconfitta del referendum sulla riforma Nordio. La destra corre ai ripari (irreparabili) della «Danielina» a partire da La Russa, presidente del Senato: «gesto non dovuto» ai capigruppo Malan e Bignami: «apprezziamo la responsabilità», «decisione che le fa onore». La Lega ringrazia per lo «spirito di squadra», «è stata un buon ministro». Se ho ben capito c’è già in atto un movimento per la beatificazione della Daniela. Direi che è un movimento inutile, Santa (lei) lo è già: nomen omen, dicevano i latini. E poi... morto il Re viva il Re.
Giuseppe PontoglioTorbole Casaglia
Caro Giuseppe, nonno Pino aveva ragione ed è l’unico punto fermo che abbiamo. Perché per il resto si procede a tentoni, con la realtà che supera la fantasia e uno scenario che da specchio d’acqua cheta s’è trasformato in un gran pentolone ribollente. Tutto merito - o colpa - del referendum, che ha confermato il torto degli illusi come noi, talmente concentrati sul dito del quesito tecnico da ignorare le lune della politica. Il voto invece è stato politico eccome, innescando un effetto domino sorprendente, scalzando pure una ministra che pareva incollata alla poltrona con l’Attak. Ed è cosi che nel volgere di una settimana siamo passati del Paese campione di stabilità alle montagne russe di una campagna elettorale che si annuncia lunghissima. (g. bar.)
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