Dico no ai politici che sui social sono spregiudicati

Sembra essersi ormai consolidata nella comunicazione politica locale l’abitudine a pubblicare sui social fotografie che ritraggono persone anziane, spesso in condizioni di evidente fragilità, durante visite istituzionali o auguri di compleanno. Dietro la nobile facciata dell’omaggio a un centenario o della vicinanza alla terza età, si scorge talvolta un intento diverso: la ricerca di visibilità e di consenso facile. Gli anziani, specialmente quelli costretti a letto o segnati dalla malattia, meritano una tutela della propria dignità e privacy. Per questa ragione diviene naturale domandarsi se queste persone, spesso non nel pieno delle proprie facoltà, siano nella condizione di esprimere un consenso che possa definirsi «consapevole»: consapevole di cosa voglia dire esporsi ai social, consapevole di cosa siano le piattaforme social e delle conseguenze che il loro uso può generare o più semplicemente se questi anziani siano stati informati del fatto che la loro immagine possa essere utilizzata per suscitare tenerezza e, di conseguenza, approvazione politica. Che la politica si ricordi degli anziani e si adoperi per momenti di incontro con loro è un gesto che trova tutti d’accordo; tuttavia, questo comportamento rischia di perdere di valore nel momento in cui varca la soglia della riservatezza per diventare contenuto da social media. Festeggiare una vita lunga e laboriosa non dovrebbe trasformarsi in un’esibizione, né tanto meno in uno strumento di propaganda. È difficile credere che a un centenario interessino i «mi piace» su Facebook; diversamente sarà interessato alla cura e alla presenza reale. Questo vuole essere un semplice invito alla prudenza, accompagnato alla ferma volontà di proteggere i nostri cari dall’essere trasformati involontariamente in oggetti di scena. Torniamo a misurare il valore di un gesto dalla sua sincerità e non dalla sua risonanza mediatica. Trattiamo i nostri anziani con il rispetto che meritano, lasciando la loro fragilità al riparo dai riflettori.
Valeriano GobbiCaro Valeriano, «Vaste programme» le risponderebbe il generale De Gaulle, considerato un pioniere della contemporanea propaganda politica, assai abile a usare i mezzi che c’erano ai tempi suoi. Al di là dei sacrosanti propositi e dei pii inviti alla continenza - che, sia detto senza esitazioni, condividiamo in pieno - dobbiamo ammetterlo: ogni atto «politico» è misurato anche dalla «risonanza mediatica». Piaccia o no, il campo è quello e se uno (sindaco o consigliere o parlamentare o assessore che sia) vuole giocarvi la propria partita deve farlo mettendoci la faccia, anche a costo talvolta di perderla. Semmai, e qui sta il punto, siamo noi cittadini che, al momento del voto, dovremmo premiare coloro che anche sui social si dimostrano dignitosi e continenti, a immagine di ciò che sono realmente, nell’azione politica come nella vita. (g. bar.)
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