Che brutto mondo. O forse siamo noi a vederlo così nero

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Non ci sono più riforme buone o cattive. Non c’è più nessuno che sta dalla parte del popolo soprattutto la sinistra, anche perché come la destra non è mai stata dalla parte del popolo, forse durante gli scioperi di inizio secolo scorso. Io vedo che i piccoli ora stanno per estinguersi mentre le multinazionali volano. Stanno svendendo l’Italia. Le moschee nascono come funghi, i templi delle altre religioni come zanzare, mentre le chiese crollano perché a noi delle nostre radici poco importa. La droga in nome di quella leggera sta dilagando, come se alcolizzarsi o farsi le canne ogni giorno sia la cosa più naturale del mondo. Con le droghe pesanti è ancora peggio. Il gioco d’azzardo dilaga. La corsa implacabile verso il dio denaro ormai è inarrestabile, vivere in Lombardia ormai è troppo costoso. Leggi assurde come vietare i caminetti nelle abitazioni e spargere i terreni della pianura con scorie cancerogene, concime ripieno di antibiotici. Se poi ti ammali o quando invecchi senza soldi spaventati e augurati di avere qualcuno che ti vuole bene. Le strade impraticabili, con tanti morti all’anno e migliaia di rotonde inutili e tangenziali. Sapete cosa mi spiace: i ragazzi giovani che non sanno neppure cos’è una gallina e neppure cambiare la gomma buca dell’auto, mentre i nostri bimbi non sanno costruire un pupazzo di neve. Non conoscono neppure le manine congelate compreso due ceffoni dalla mamma. Morale della favola: dovremmo vergognarci di ciò e smetterla di nascondere i soldi sporchi sotto le piastrelle. Perché è chiaro che tutti, davanti ad un notaio, diventiamo evasori. O sbaglio? Potrei andare avanti così senza mai finire di scrivere ma mi annoierei. Qualcosa di positivo c’è, ma è ben nascosto e dobbiamo cercarlo. Va di moda dire che sono cambiamenti e dobbiamo adeguarci, ma dovremo anche pensare che la parola cambiamenti potrebbe celare qualcosa come cambia le menti... o la cambi o te la cambia chi sta al potere.

Alessandro Piotti
Ghedi

Caro Alessandro, lo ripetiamo un giorno sì e l’altro pure: è tutta questione di occhiali. Di ciò che vogliamo vedere. Ecco perché non possiamo dire che sbaglia. Vera invece è la sua propensione a risaltare il negativo, a notare ciò che stride o inquieta, piuttosto di quanto rassicuri o dia speranza. Un punto di vista, il suo, che non biasimiamo, tendendo pure noi con l’età a vedere sempre più grigio, se non nero, invece della varietà e della bellezza dei colori che compongono il mondo. Ma nel mondo i colori ci sono, esistono. A lei, per scorgerli, chiediamo uno sforzo, un atto di fede profondo, mentre non si preoccupi dei giovani: questo mondo è il loro e, a differenza nostra, sapranno abitarlo sentendolo «casa», come per le migliaia di generazioni che ci hanno preceduto. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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