Casa nel bosco. Vogliamo capire o solo accusare?

L’indignazione di molti italiani per l’assurdo, disumano e vendicativo trattamento subito dalla famiglia nel bosco è ai massimi livelli. Si tratta di cose intollerabili, per le quali credo che l’Italia stia acquistando una «fama» internazionale, anzi mondiale. Non so se in altri Paesi al mondo cose di questo tipo possano capitare. Sono inorridito. È assolutamente ridicolo e pura follia pensare che, una volta ottenuto il parere «illuminato» di uno psicologo (?), la separazione coatta e violenta di bambini in tenera età sottratti a genitori ritenuti problematici possa sempre e comunque tradursi in un automatico beneficio per i bambini posti sotto sequestro. Credo invece che le famiglie vadano aiutate e seguite piuttosto che pedestremente e sbrigativamente smembrate. La separazione dei bambini dai genitori deve essere considerata come una «extrema ratio» in casi del tutto eccezionali. Tutti noi, come specie animale, siamo naturalmente «psicologi di noi stessi» a livello elementare e ciò ci basta e ci avanza per comprendere che rapire i bambini alla famiglia non è poi così salutare per il loro equilibrio psichico. Allontanare i cuccioli dalla mamma difficilmente li rende più felici. Non ci vengano dunque a raccontare che sottrarre bambini in tenera età agli affetti familiari è per loro un toccasana, specialmente se, come nel caso in questione, in famiglia regnava una perfetta armonia, ora ridotta in frantumi. I bambini erano visibilmente felici, fino a quando non sono brutalmente intervenuti i giudici, che, in veste di castigamatti, hanno provveduto a punire come si deve, torturandoli fino a piegarli all’obbedienza, questi strani e testardi genitori dalle bizzarre e anomale, innocue ma inutili, ideologie «silvestri».
Omar ValentiniSalò
Scrivo con profonda indignazione per quanto sta accadendo alla famiglia della cosiddetta «Casa nel bosco», una vicenda che molti cittadini faticano sempre più a comprendere. Parliamo di due genitori e di tre bambini che hanno scelto uno stile di vita semplice, nel rispetto della natura e del pianeta. In una società che continua a inquinare, a produrre quantità enormi di rifiuti e a consumare senza misura, dovrebbe far riflettere - e forse anche essere ammirato - l’esempio di chi cerca di vivere in maggiore armonia con l’ambiente. Eppure proprio su questa famiglia continuano ad abbattersi provvedimenti sempre più duri. Le ultime notizie parlano del trasferimento dei tre bambini in un’altra casa famiglia e dell’allontanamento della madre da loro. Nel frattempo il padre è stato sottoposto alla valutazione di specialisti chiamati a stabilire se sia in grado di fare il padre. Tutto questo appare difficile da comprendere. Mentre la nostra società continua a danneggiare il pianeta in cui viviamo, chi prova a insegnare ai propri figli il rispetto per la natura sembra essere trattato quasi come un problema. Separare una famiglia dovrebbe essere sempre l’ultima soluzione possibile. Qui invece si ha l’impressione che si continui ad aumentare la distanza tra genitori e figli, con conseguenze che ricadono prima di tutto sui bambini. Mi auguro che chi ha la responsabilità di queste decisioni rifletta con coscienza e umanità, ricordando che al centro di questa vicenda non ci sono pratiche o procedure, ma tre bambini e il loro diritto di crescere accanto ai propri genitori. Con preoccupazione e coscienza civile.
Marisa FisogniCarissimi, intendiamoci subito: volete sentirvi dire ciò che già credete oppure vi interessa capire la realtà nella sua interezza e complessità? Nel primo caso, se preferite un megafono per le vostre idee ad una piazza per il confronto, non possiamo esservi utili. Nel secondo invece una mano ce la possiamo dare, fidandoci vicendevolmente: noi della vostra buona fede, voi della nostra sincerità. Venendo al punto, le considerazioni che ponete poggiano su ideali nobili (la famiglia è un valore; genitori e figli è giusto vivano insieme; ciascuno ha diritto a vivere come meglio crede...) incrociando però informazioni parziali o false, diffuse per ottenere emozioni, consenso. Caro Omar e cara Marisa, non bevetevi tutto ciò che vi dicono, approfondite la questione, se vi interessa davvero, leggete gli atti del Tribunale per i minori e delle molte figure professionali coinvolte. Non ripetete ciò che è accaduto con Bibbiano, dimostrate più maturità di certi colleghi giornalisti e persino politici che cavalcano l’onda del sentimento e della vostra buona fede appunto. Noi le carte le abbiamo lette e vi possiamo assicurare che non c’è stata superficialità o volontà di fare danno ad alcuno. E qui entra in gioco la seconda questione: gli ideali nobili spesso entrano tra loro in conflitto. La famiglia è un valore, a patto che tuteli il bene e i diritti di ciascuno, dei genitori, ma pure dei figli; ognuno ha diritto di vivere come meglio crede, non pregiudicando però la salute e lo sviluppo altrui, specialmente se l’altro è un bambino o un ragazzo e non un adulto; l’individuo è sovrano, ma la forma di convivenza che abbiamo scelto, quella comunitaria, impone comportamenti di responsabilità gli uni verso gli altri. Se è vero che «coscienza civile» ci muove, coscienza civile dimostriamo, accettando che la realtà sia assai più complessa e meno facile da giudicare di quanto crediamo. (g. bar.)
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