Lettere al direttore

Biennale «negata». Senza dubbi sto con Buttafuoco

Innanzitutto, la mia solidarietà a Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione Biennale di Venezia e a Koyo Kouoh, scomparsa il 10 maggio dello scorso anno, Curatrice della sessantunesima Biennale Arte 2026 e ideatrice del progetto «In Minor Keys», il cui significato è a un passo dall’essere amaramente tradito. In questo contesto, la partecipazione degli Stati Uniti d’America, rappresentati nelle opere dello scultore Alma Allen, scelto dall’Amministrazione Trump (ancora una volta e sempre una volta di troppo) secondo le direttive presidenziali, è esecrabile almeno quanto le presenze di Russia e Israele. Forse... Perché non so dove stia scritto che le opere delle artiste e degli artisti di queste nazionalità inneggeranno alla guerra, alla supremazia di uno Stato sull’altro, allo sterminio di un popolo, alla cancellazione di una civiltà dalla Storia. Non è preferibile ascoltare le voci dell’Arte e tacitare quelle delle armi, per avere più risposte al riguardo? Direi che, sì, è preferibile. Perché se l’Arte è ancora il più alto strumento di comunicazione di cui disponiamo, allora sarà questa a fornirci anche una risposta diagnostica sullo stato febbricitante in cui versa l’umanità intera. È soprattutto per questo motivo che, almeno ogni due anni, si sente un gran bisogno di Biennale. Sono convinto, lo dico da artista più che da soggetto felicemente di sinistra, che le ingerenze dei governi e dei capi di Stato saranno vanificate dalle opere esposte nei loro stessi padiglioni. Auguro al presidente Buttafuoco di farcela e trovo inoltre geniale la sua soluzione di sostituire la giuria dimissionaria con il pubblico della Biennale 2026: ognuno di noi, pertanto. A fronte di «risposte di campo» che mi aspetto comunque: Buttafuoco è di destra? Ma certo, che è di destra! E delle più anomale, oltretutto. Ce ne sarebbero voluti almeno altri due come lui per altrettanti Ministeri, ma pare proprio che non ce ne siano: un peccato per il governo Meloni, non per la Biennale 2026.

Paolo Buzi

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