A Capo di Ponte c’è un museo che va valorizzato

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Amo la Valle Camonica, negli anni penso di averla visitata tutta: chiese, piazze, sentieri, rifugi, incisioni rupestri, musei e siti archeologici hanno sentito il rumore dei miei passi, in certi casi più di una volta. Recentemente sono tornata in visita al MuPre (il Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica) a Capo di Ponte: piccolo, ma con dentro di se l’anima dei nostri antenati Camuni. All’interno di esso, le Stele e gli antichi oggetti emanano ancora energie, attirando e incantando. Osservare questi materiali ed entrare in contatto con essi, rimanda il mio sguardo interiore a quando sono stati realizzati, a come sono stati scelti, a chi li ha individuati e a che cosa vogliono trasmetterci. Probabilmente sono molti i messaggi che questi reperti storici portano con sé e forse, qualcuno di essi è pure stato realizzato per lasciare qualcosa anche a noi e alle generazioni future. Entrare ed immergermi in questo piccolo museo mi ha fatto sentire parte della storia dell’umanità. A essere del tutto sinceri però, la nota dolente di questo piccolo gioiellino e direi anche della maggior parte dei siti archeologici della Valle Camonica è sicuramente la mal promozione e poca pubblicizzazione, con l’inevitabile e conseguente scarsa frequentazione da parte dei visitatori, che di certo non aiuta quindi ad un miglior sviluppo e interesse culturale della zona. Davvero un peccato, anche perché il personale all’interno è gentilissimo, l’ambiente pulito e accogliente, ma questo, per un visitatore forse non basta, in quanto oltre alla toilette, di servizi ce ne sono ben pochi. In altri musei recentemente visitati rispetto a questo, ho notato dei particolari che rendono molto più accattivante ed accogliente la permanenza e la visita, come ad esempio l’angolo relax con il distributore di bevande calde, fredde o snack, dei tavoli con sedie e divanetti, aree attrezzate per bambini su cui sviluppare laboratori di disegno, scrittura e manualità, nonché molta più multimedialità per la comprensione degli argomenti ai più piccoli. Certo, alcuni piccoli eventi si organizzano pure, ma, a parer mio, devono essere organizzati in modo tale da suscitare l’interesse di tutti e non solo delle persone di settore, proponendo dunque cose che al giorno d’oggi attirano molto di più anche la gente comune, come concerti contestualizzati, degustazioni tipiche con visite guidate, presentazione di libri, rappresentazioni teatrali, etc. Qui invece, l’unica novità degna di nota, è quella che con l’inizio del nuovo anno gli orari di apertura si sono addirittura ulteriormente ridotti. Ci sarebbero molte cose da dire e da fare, ma lasciare al proprio destino o declino questi gioielli archeologici della Valle, è un vero peccato.

Roberta Verzeletti
Brandico

Cara Roberta, partiamo dal positivo: l’ambiente pulito e accogliente e soprattutto il personale «gentilissimo». Abbinato al valore del museo in sé, è già molto. Per il resto registriamo il suo appello accorato, inoltrandolo ai rappresentanti delle istituzioni (Comuni, Comunità montana, Provincia, Regione, Governo...). Essendosi candidata a Capitale della Cultura 2029, confidiamo che la Valle Camonica sia sensibile, cominciando con il valorizzare ciò che ha già. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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