Stai leggendo: {{ currentArticle.title }}
Italia ed Estero

IL CASO

Su Telegram si vendono i Green Pass, ma è una truffa


Italia ed Estero
5 ago 2021, 19:55
Lo screenshot di un messaggio nelle chat Telegram per la vendita dei Green Pass falsi - Foto © www.giornaledibrescia.it

Lo screenshot di un messaggio nelle chat Telegram per la vendita dei Green Pass falsi - Foto © www.giornaledibrescia.it

Da domani in Italia sarà obbligatorio usare il Green Pass, ma non tutti sono d’accordo. Da alcune settimane su Telegram sono nati vari gruppi che vendono certificati verdi falsi a chi non si vuole vaccinare o sottoporre a tampone. Si tratta però di truffe, perché non solo i documenti venduti sono falsi, ma non è affatto detto che questi certificati arrivino a chi ne ha fatto richiesta. Anzi. Per capire meglio come funzionano queste chat, abbiamo passato qualche ora su Telegram e preso contatti con i referenti.

Ce ne sono diversi, alcuni come «Green Pass ITA» o «Green Pass Italia Acquisto» contano migliaia di iscritti (oltre 17mila il primo e 35mila il secondo). Trovarli è facile: basta digitare nella barra di ricerca di Telegram le parole chiave «Green Pass» e «acquisto» e subito compare un elenco. Nelle chat un messaggio iniziale spiega ai nuovi entrati tutto quello che c’è da sapere per procurarsi un certificato falso: i costi, le modalità di pagamento, l’utente da contattare per avviare la pratica. Molti spiegano di appoggiarsi a un dottore o a una dottoressa di fiducia interni a qualche ospedale, che da quanto scritto andrebbero a creare i documenti contraffatti.

I prezzi variano: un Green Pass digitale costa meno di un Green Pass cartaceo (100 euro contro 120), e ci sono anche le offerte per le famiglie (4 certificati digitali per 350 euro, cartacei 420). A quel punto si presentano le modalità di pagamento, che sono le meno tracciabili, cioè utilizzano sistemi attraverso i quali non si riesce o è molto difficile risalire al destinatario. Si va dalle ricariche Postepay ai buoni regalo Amazon fino ai bitcoin. Quasi tutti i gruppi promettono l’invio del certificato entro 48 ore. E specificano: «I nostri Green Pass sono documenti regolarmente rilasciati dal sistema sanitario europeo e sono pertanto documenti reali. Non sono documenti editati! Al fronte di qualsiasi controllo risulterà perfettamente valido». Non è vero naturalmente, gli unici Green Pass veri si scaricano dal sito del governo.

Per assicurare sull’effettiva ricezione del Green Pass, i gruppi condividono screenshot di messaggi fasulli inviati da altri utenti soddisfatti che ringraziano del servizio. Contattati in privato, i referenti delle chat chiedono di inviare un documento d’identità e il codice fiscale, necessari per compilare i campi del documento falso, e di effettuare il pagamento con gli strumenti indicati. Dopodiché promettono l’invio del Green Pass entro due giorni via email.

Come si fa a smascherare il fake? Di base nessuno di questi gruppi dovrebbe esistere perché il Green Pass è una certificazione normata da un regolamento dell’Unione Europea e in Italia dal decreto legge del 23 luglio 2021. Quindi falsificarlo o comprarne uno falsificato significa violare la legge. Se poi uno volesse verificare l’identità dei referenti, può provare una ricerca delle immagini sul web: si salva la foto profilo di Telegram dell’utente (quando c’è), si seleziona su Google la ricerca per immagini e si avvia il browser. Scoprirà così, per esempio, che la foto associata all'utente @DrAnfossi del gruppo «Green Pass ITA» non appartiene a nessun dottor Anfossi, che non esiste, bensì a Gian Maria Vassallo, fisiatra di Genova e consulente della società sportiva Virtus Entella. Vassallo, che ha scoperto la vicenda qualche giorno fa, ha già avvertito la Polizia Postale.

Altra domanda: perché queste chat su Telegram operano impunemente senza che l'autorità giudiziaria le blocchi? È molto difficile risalire a chi crea un gruppo Telegram, perché il social utilizza la crittografia end-to-end, quindi soltanto chi scrive e riceve il messaggio può leggerlo, e non è possibile individuare un numero di telefono all'origine delle chat. Di conseguenza, se la Polizia Postale vuole intercettare chi sta dietro a gruppi come quelli dei Green Pass falsi, deve passare settimane sotto copertura, cioè fingersi un utente interessato al discorso di cui si parla nella chat, prendere contatti con gli utenti che scrivono di più, stabilire un rapporto di fiducia fino a capire chi sono. Cosa non scontata, e che richiede parecchio tempo.

Articoli in Italia ed Estero

Lista articoli