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Italia ed Estero

OLTRE IL RICONOSCIMENTO

Perché la pizza napoletana è diventata patrimonio dell'Umanità


Italia ed Estero
7 dic 2017, 10:23

L'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di Cultura, ha voluto con questo riconoscimento preservare una pratica tradizionale campana che rischia di essere schiacciata dalla globalizzazione che vorrebbe tutti uguali e uniformi anche nella produzione della pizza.

«L'Arte del Pizzaiuolo Napoletano» ha svolto negli anni e svolge tuttora alcune importanti funzioni culturali e sociali, tra cui il principale è il forte senso di identità dei cittadini napoletani che si riconoscono in tale pratica e nei valori della convivialità e della prossimità tra i componenti della comunità partenopea che essa esprime.

Il mestiere del pizzaiuolo ha inoltre dato un'importante possibilità di riscatto sociale e di successo a tanti giovani che, provenienti da contesti difficili, si sono garantiti così un futuro lavorativo anche di ampio rispetto nella società, apprendendo l'arte a fianco dei maestri pizzaiuoli durante il faticoso lavoro di bottega. Di questa tradizione è intrisa l'intera comunità: stessa cosa si può dire del vocabolario tipico della tradizione napoletana per cui è facile sentire il pizzaiuolo «alluccare» (strillare) a Napoli in termini dialettali frasi che ai più possono sembrare incomprensibili, ma che sono parte della cultura della città.

Nei secoli, il prodotto dell'arte dei pizzaiuoli si è affermato come cibo planetario e si è integrato con le abitudini alimentari di altre culture: come ha scritto Marino Niola, uno dei maggiori antropologi culturali del mondo, ciò dimostra «che la pizza è un hard disk gastronomico compatibile con i più diversi software: pur essendo un'invenzione gastronomica di una cultura specifica, quella napoletana, in realtà è un cibo che si è saputo aprire ad altre culture e nel contempo ha consentito e continua a consentire ad altri popoli di dialogare idealmente con i Napoletani che l'hanno inventata».

L'arte del pizzaiuolo è parte di un vero e proprio processo sociale all'origine di una koinè che ha al suo centro il forno e il banco di lavoro del pizzaiuolo, che, non a caso, nelle botteghe tradizionali, non è nascosto, ma si trova al centro del locale, come un antico focolare. Il pizzaiuolo non lavora dando le spalle agli avventori, ma sta di fronte a loro e li intrattiene con un rapporto costante, un ininterrotto feed-back comunitario fatto di sguardi, commenti, considerazioni, idee, in un continuo scambio interculturale e intergenerazionale, che concorre alla produzione e alla riproduzione del bene culturale intangibile.

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