Italia e Estero

Lombardia 2023, Majorino: «In Regione serve un cambio netto»

Il candidato del Pd alla presidenza del Pirellone: «Sanità, mobilità e lavoro al centro»
Pierfrancesco Majorino - Foto Ansa/Paolo Salmoirago © www.giornaledibrescia.it
Pierfrancesco Majorino - Foto Ansa/Paolo Salmoirago © www.giornaledibrescia.it
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Dopo mesi di dibattito interno nel Partito democratico è l’eurodeputato Pierfrancesco Majorino a raccogliere la difficilissima sfida per la presidenza della Lombardia alle elezioni regionali del prossimo febbraio.

Per l’ex assessore ai servizi sociali del Comune di Milano sono ore decisive per definire il perimetro della coalizione che lo sosterrà alle prossime elezioni. Non sarà un «campo largo» come era stato prefigurato qualche mese fa, prima della caduta del governo Draghi, ma certo la trattativa con il Movimento 5 Stelle è aperta, mentre renziani e Azione hanno preso una strada differente sostenendo la candidatura di Letizia Moratti.

Perché ha deciso di candidarsi alla presidenza della Regione Lombardia?

Credo dopo 28 anni sia necessario un cambiamento netto per la Regione, un grande salto di qualità.

Cosa deve essere cambiato?

Abbiamo una sanità che penalizza chi ha meno e che ha indebolito gli ospedali periferici e molti cittadini hanno difficoltà ad avere accesso ai servizi elementari. Questa situazione è dimostrata a Brescia da come l’Ospedale Civile non sia stato adeguatamente potenziato. Dobbiamo ricostruire il sistema sociosanitario tenendo conto che vi sono delle eccellenze private e pubbliche, ma con un servizio che non sia discriminatorio e potenziando i presidi territoriali. I nostri cittadini, ad esempio delle aree montane, non possono essere rassegnati all’assenza del medico di base. Su infrastrutture e mobilità serve un grande lavoro di rammendo perché i servizi sui territori sono squilibrati. Milano è servitissima, ma le vostre valli o la Bassa bresciana hanno problemi di connessione che devono essere risolti.

C’è stata poca politica di sviluppo, in particolare sul green. Se diventerò presidente doterò la Lombardia del più ambizioso piano per il lavoro green d’Italia. È una grande opportunità per creare posti di lavoro, ma anche un passaggio obbligato perché non possiamo piangere solo gli effetti della crisi climatica. Infine in questi anni il centrodestra è stato carentissimo nel sostegno alle imprese, la Regione non tocca palla. Mi chiedo perché in una delle tre aree europee con il Pil più elevato l’istituzione regionale sia rinchiusa su se stessa.

Il Pd sta attraversando una fase molto complessa dopo la sconfitta alle Politiche e in vista del congresso, non rischia di essere un handicap per lei?

Credo che la partita sia difficile, ma possibile. Sono convinto che vi sia un sentimento diffuso più forte di quanto percepito dai sondaggi per un cambiamento in Lombardia. Sono alla ricerca delle energie migliori per cambiare la Lombardia e ci sto mettendo passione. Certo avrei potuto rimanere al Parlamento europeo in una situazione comoda e interessante, ma ho fatto un’altra scelta perché amo le nostre terre e mi interessano i destini delle persone.

Farà una sua lista?

Sì, ci sarà una lista di amministratori locali che non si riconoscono in un nessun partito ma che appoggiano la mia idea di Regione.

Il Terzo polo continua a proporvi l’alleanza con la Moratti.Renzi sostiene che il ticket vi permetterebbe di battere Fontana.Perché rifiutate l’offerta?

L’alleanza con la Moratti sarebbe un capolavoro al contrario: ci vedrebbe sconfitti da Fontana. Devo dire che conosco Renzi da molto tempo e mi è anche simpatico, ma questa non la considero niente di più che una provocazione. Piuttosto chiedo agli amici del Terzo polo perché hanno fatto saltare da un giorno con l’altro l’accordo con Cottarelli e appoggiato Letizia Moratti. Penso che alla fine la sfida per la Regione sarà tra me e Fontana e a quel punto anche diversi elettori del Terzo polo decideranno di votarmi per sconfiggere Fontana.

E di Letizia Moratti cosa pensa?

Ho profondo rispetto per lei, come esponente storico del centrodestra lombardo. La sua candidatura è legata ad un’idea di trasformismo che non mi piace.

È possibile un’alleanza con il M5s?

Non voglio un’alleanza a tutti i costi. Ma i prossimi giorni saranno quelli decisivi per chiudere un’intesa, più in là sarebbe troppo tardi.

C’è chi le contesta, anche nel Pd, di essere troppo di sinistra, troppo radicale. Cosa replica?

Se c’è da lottare per un salario giusto allora sono radicalissimo. Se radicalità vuol dire essere chiusi rispetto alle posizioni di altri interlocutori allora non lo sono.

È a favore dell’autonomia?

Non mi piace l’autonomia di Calderoli, dove ad esempio si immagina la regionalizzazione della scuola. Direi: autonomia sì, ma non così. Per come la intendo io autonomia è essere al fianco delle città e delle comunità locali che non devono fare anticamera per parlare con la Regione. I leghisti, ad esempio, parlano di autonomia, ma in Regione sono chiusi nel palazzo.

Da Brescia la Regione viene sempre percepita come milanocentrica.

Mi faccia dire innanzitutto che a Brescia c’è un sindaco, Emilio Del Bono, che io mi auguro sia parte integrante della nostra scommessa politica, perché oltre ad aver ben governato ha ben chiare le priorità del territorio. La situazione che ha descritto è colpa di noi milanesi, che non riusciamo a sprovincializzarci e a guardare a tutto il territorio lombardo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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