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TEMPO DI ESAMI

La stanza d'ospedale al posto della classe: la Maturità di Silvia


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19 giu 2019, 17:44
Silvia Ronchi, a destra, alle prese con la Maturità al Bambino Gesù di Roma - Foto Facebook

Silvia Ronchi, a destra, alle prese con la Maturità al Bambino Gesù di Roma - Foto Facebook

Gli esami di Maturità sono per tutti un po’ speciali, ma per qualcuno lo sono un pò di più. Silvia Ronchi, quasi 19 anni, di Brescia, stamattina era tesa come tutti i maturandi che si apprestavano ad affrontare la prima prova. Solo che nel suo caso a fare da contorno all'esame non c'erano le file di banchi allineati nel suo istituto scolastico di Brescia, bensì una stanza dedicata alla scuola in ospedale al Bambino Gesù di Roma, e un pc con la connessione a Skype, che per fortuna non ha fatto troppo le bizze. 

In questo ambiente quieto Silvia, che studia al Liceo delle Scienze Umane, ha eseguito la prima prova scegliendo il tema sull'illusione della conoscenza nel mondo contemporaneo. «Non era forse il più semplice - spiega - ma era quello che mi stimolava di più». 

«Non mi è mancato il sostegno degli altri compagni - aggiunge - anche tramite dei messaggi naturalmente non durante le prove, e quello dei professori che operano al Bambino Gesù, che ringrazio e che non mi hanno lasciata un attimo come era giusto che fosse. Ho perso l'ultimo mese di scuola tra maggio e giugno e mi hanno aiutata». 

«Per le cure il mio percorso scolastico, dalle medie alle superiori, è stato particolare - prosegue Silvia -. Per la malattia ho dovuto saltare non solo un mese quest'anno, ma più mesi in anni passati. Si può dire che ho fatto un anno si e uno no. Fino all'ultimo avevo paura di dover spostare l'esame a settembre, averlo fatto è stata una cosa grande». 

La ragazza farà la seconda prova sempre in ospedale, e spera di poter dare l'orale a Brescia, perché il periodo dedicato alla terapia che l'ha trattenuta a Roma termina il 21 giugno. Il pomeriggio dopo il tema sarà dedicato al riposo e poi «al ripasso matto», e Silvia aspetta solo di ricevere come premio l'abbraccio della nonna, quando tornerà a casa, dove è ospite dopo un paio di settimane di ricovero in ospedale. 

«Di sicuro mi farà un interrogatorio su come è andata» sottolinea. Sul futuro è ancora indecisa, ma forse studierà psicologia o scienze politiche. «La scuola in ospedale - conclude - riesce a farti rimanere attaccato alla normalità». In particolare, sono 3.250 i ragazzi che nel 2018 hanno usufruito della scuola in ospedale al Bambino Gesù.

 

 

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