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Italia ed Estero

L'INCHIESTA

La nuova indagine sul traffico di rifiuti che devasta i territori


Italia ed Estero
8 ott 2019, 09:22

Il traffico illecito di rifiuti si conferma uno dei più floridi business della criminalità, e ieri l'ultima indagine in tal senso, coordinata dalla Dda di Milano, ha portato a 11 nuovi arresti restituendo la fotografia di un'Italia solcata da Sud a Nord - ma anche da Nord a Sud - dai conferimenti irregolari di migliaia di tonnellate di immondizia e rifiuti speciali, «oro» pronto da monetizzare grazie a imprenditori in scacco, prestanome, e carte di credito prepagate, in un mix di intimidazioni, aggressioni finanziarie, consulenze compiacenti, roghi e discariche. 

Con buona pace dell'ambiente irrimediabilmente inquinato da fumi e sversamenti, in un sistema in cui alla fine «tutto torna», per usare le parole degli inquirenti, come nel caso degli incendi nei capannoni di Corteolona (Pavia) e Milano, che destarono tra la popolazione parecchio allarme. 

I rifiuti finivano al Nord a Como, (in località La Guzza), a Varedo (Monza e Brianza) nell'area ex Snia, a Gessate e Cinisello Balsamo (Milano), per un ammontare di circa 60 mila tonnellate accertate. Quando questi erano al collasso (su tutto il settore incombe il divieto di import della Cina, che ha sconvolto il mercato) i rifiuti finivano al Sud, in una cava a Gizzeria (Catanzaro) e alla Cava Parsi a Lamezia Terme, in modo così incurante di ogni regola da causare «la devastazione di un intero territorio». 

Complessivamente, nel corso dell'indagine, sono state sequestrate 14mila tonnellate di rifiuti, che solo nel 2018 «hanno fruttato 1 milione e 400 mila euro». Il principale indagato è Angelo Romanello, 35 anni, originario di Siderno (Reggio Calabria), definito il «dominus del sodalizio», catturato a casa sua, a Erba (Como). Con lui è finito in carcere Maurizio Bova, di 41 anni, originario di Locri. Per altri nove sono stati chiesti i domiciliari. Tra di loro anche una consulente ambientale, iscritta all'albo in Lombardia. E c'è anche la Ipb di via Chiasserini, a Milano, tra le aziende in cui sono stati conferiti irregolarmente i rifiuti; si tratta del capannone che fu oggetto di un rogo doloso divampato il 14 ottobre 2018 per il quale sono stati effettuati 15 arresti da parte della Polizia di Stato. 

L'indagine di ieri, invece, ha una fortissima connessione con un altro rogo avvenuto in Lombardia, quello di Corteolona (Pavia) verificatosi il 3 gennaio 2017. Il principale indagato per i fatti nel Pavese, infatti, Riccardo Minerba, aveva avuto 700 contatti telefonici con il principale indagato di quella odierna, Angelo Romanello, come spiegato dal Procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dal sostituto Silvia Bonardi. 

«Un'operazione importantissima: nord e sud uniti per smantellare un gruppo di criminali che riempivano di rifiuti del Sud i capannoni del Nord», ha detto il ministro dell'Ambiente Sergio Costa. «Anche la criminalità organizzata ha fiutato il business dei capannoni», ha commentato il presidente della Commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli. Di certo roghi, società illecite di smaltimento e criminalità sembrano ormai comporre un'unica fitta trama.  

 

 

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