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Italia ed Estero

IL CASO

L'Italia non fa abbastanza contro la violenza sulle donne


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14 gen 2020, 06:00
La violenza sulle donne resta un fenomeno grave in Italia - Foto © www.giornaledibrescia.it

La violenza sulle donne resta un fenomeno grave in Italia - Foto © www.giornaledibrescia.it

Le leggi italiane per combattere la violenza nei confronti delle donne sono in molti casi «innovative», ma capita troppo spesso che non siano messe in atto in modo efficace e uniforme sul territorio nazionale. 

È una delle constatazioni contenute nel primo rapporto sull'Italia di Grevio, organo del Consiglio d'Europa che valuta come gli Stati rispettino la convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, conosciuta anche con il nome di convenzione d'Istanbul. Nel rapporto di oltre 100 pagine Grevio esprime diverse preoccupazioni, tra cui quella sulle «resistenze» nei confronti dell'uguaglianza tra i sessi, e chiede interventi urgenti, come una riforma delle norme e prassi che regolano la custodia dei figli nei casi di divorzio quando la moglie è stata vittima di violenza domestica. 

Secondo Grevio in Italia «continua a prevalere l'idea che per combattere la violenza fatta alle donne si debbano adottare nuove leggi e inasprire le pene», e non si presta la stessa attenzione a tutte le misure che possono prevenire la violenza, proteggere le vittime e assicurare che le leggi e le politiche già in vigore siano attuate in modo adeguato. Anche per questo tra gli interventi prioritari richiesti da Grevio c'è quello di «prevedere risorse finanziarie e umane adeguate» per attuare quanto già prevedono la legge e le varie politiche anti-violenza. Inoltre, si chiede di adottare misure supplementari per garantire che le politiche anti-violenza siano «integrate e monitorate attraverso un coordinamento efficace tra le autorità nazionali, regionali e locali».

Grevio evidenzia per esempio che i servizi di base e quelli specializzati per le donne vittima di violenza non sono equamente distribuiti sul territorio nazionale. Inoltre «nota con preoccupazione che i tribunali non raccolgono dati sulle misure protettive decise nei casi di violenza e quindi non sono in grado di stabilirne l'efficacia». Un'altra questione sollevata nel rapporto riguarda la custodia dei minori nei casi di divorzio in cui la donna sia stata vittima della violenza del marito. Qui Grevio chiede interventi urgenti, anche legislativi, per assicurare che tutti i giudici prendano in dovuto conto eventuali atti di violenza coniugale. Dai dati raccolti emerge che i tribunali tendono a forzare le vittime a incontrare i loro aggressori e a scendere a patti con loro sulla custodia dei figli. Fatto che mette a rischio anche i minori coinvolti. 

Grevio infine constata in Italia «resistenze sul fronte dell'uguaglianza tra i sessi». Si sono manifestate sia in ambito scolastico, dove molte scuole subiscono crescenti pressioni perché rinuncino a condurre attività educative sul tema, ma anche a livello di ricerca universitaria con la delegittimazione di studi sulle questioni di genere. E anche a livello locale dove alcune città hanno «censurato» eventi che si dovevano tenere in biblioteche pubbliche e miravano ad accrescere la consapevolezza sulle questioni di genere.

 

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