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Violenze in carcere: ispettore imputato, ci fu degenerazione

Una veduta dell'aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere dove si svolgerà il processo per le violenze ai detenuti avvenute nel vicino istituto di pena il 6 aprile 2020 da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria. Napoli 7 Novembre 2022. ANSA/CESARE ABBATE
Una veduta dell'aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere dove si svolgerà il processo per le violenze ai detenuti avvenute nel vicino istituto di pena il 6 aprile 2020 da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria. Napoli 7 Novembre 2022. ANSA/CESARE ABBATE
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NAPOLI, 04 NOV - "Ho visto frizioni, anche degenerazioni, e una confusione totale, cercando di intervenire dove ho avuto la chiara percezione che un detenuto stesse soccombendo". E' arrivata l'ora degli imputati di peso al processo per le violenze ai danni di detenuti avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) il 6 aprile 2020. E' uno di quelli Salvatore Mezzarano, allora ispettore al Reparto Nilo dove avvennero i pestaggi, finito in carcere per oltre 4 mesi per tali fatti, tanto che è il suo cognome a dare il titolo al maxiprocesso che vede imputati in 105 tra agenti penitenziari, funzionari del Dap e medici del carcere. Indicato subito dopo i fatti da parecchi detenuti vittime come uno di quelli che avrebbe usato la mano pesante, nel corso del dibattimento è emersa più di una circostanza, raccontata peraltro dagli stessi reclusi, in cui Mezzarano avrebbe invece aiutato le vittime, frapponendosi tra loro e gli agenti che picchiavano con i manganelli. In aula Mezzarano, rispondendo al pm Alessandro Milita (con lui, attuale procuratore aggiunto a Napoli, c'erano i sostituti della Procura sammaritana Alessandra Pinto e Daniela Pannone), ha spiegato, confermando quando già raccontato agli inquirenti durante le indagini preliminari, di aver "colpito sul gluteo un detenuto, mentre per un secondo detenuto ho sbattuto il manganello a terra vicino ai suoi piedi. Mi scuso per ciò che ho fatto, anche con lei dottore, ma erano gesti dissuasivi, che ho fatto anche per una cattiva percezione della situazione. Ma ho difeso decine di persone, posso giurarglielo, i miei gesti non erano tesi a fare male".

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