La voce ha quel ritmo concitato di chi sente l’urgenza che il suo interlocutore capisca esattamente cosa sta dicendo e non perda una parola. Lo sguardo, dagli occhi cerchiati, è quello febbrile di chi da giorni è costretto a stare all’erta. «Tu conta che qui dormiamo due o tre ore a notte, mentalmente e fisicamente siamo abbastanza provati. Passiamo da sentirci capaci di uccidere i russi per quello che ci stanno facendo al voler solo dormire e non pensarci più. E così tutto il tempo. Non si teme più di morire, solo di dover vivere così. Ma resistiamo».
Non era pronta a vivere sotto le bombe Kseniya Kovaleva, come non lo erano gli altri abitanti di Kharkiv, la città ucraina a poche decine di chilometri dalla Russia che l'esercito di Putin sta bombardando senza sosta da una settimana. Kseniya ha 23 anni, metà della famiglia di origine è russa, di lavoro fa la giornalista per Marie Claire Ukraine ed è Ceo di un'agenzia di progettazione grafica che non c'è più. Gli uffici sono stati distrutti ieri dagli stessi missili che hanno colpito il municipio della città.



