Traffico internazionale monete antiche, 7 indagati tra Sassari e Bologna

SASSARI, 06 MAR - Migliaia di monete di epoca punica, romana e bizantina, alcune in oro, trafugate negli anni con scavi archeologici clandestini in tutta la Sardegna e vendute nelle aste specializzate di mezza Europa, per un giro d'affari di circa mezzo milione di euro. È il traffico internazionale di monete antiche smantellato dai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Cagliari, con indagini coordinate dalla Procura di Sassari, che ha portato all'iscrizione di sette persone nel registro degli indagati, con ipotesi di reato "ricettazione ed esportazione illecita di monete di valore archeologico". Sei dei sette indagati sono sardi, uno è di Bologna. Fra i sei sardi uno è un ex numismatico sassarese che faceva da garante nelle varie aste sull'autenticità dei reperti. Quattromila di queste monete sono state recuperate dai carabinieri in tutta Italia, in Spagna e in Austria; altre migliaia non sono state ancora rintracciate e per questo, su richiesta del pm, Ermanno Cattaneo, il gip del Tribunale di Sassari, ha disposto il sequestro dei conti correnti degli indagati, per un totale di 250mila euro. Fra i reperti recuperati c'è anche un busto in marmo, riconducibile a un culto pagano in età romana, che è stato trasferito al Centro di restauro e conservazione dei beni culturali di Li Punti, a Sassari, per essere restaurato e catalogato dagli esperti della Soprintendenza. Le indagini sono iniziate nel 2022, quando i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cagliari hanno individuato a un'asta estera di 36 rare monete d'oro di epoca sardo-bizantina. Alcune di queste monete erano facilmente riconoscibili poiché erano state studiate e pubblicate nel 1996 da un noto numismatico di Sassari, elemento che ha fatto subito sospettare un'uscita clandestina dal territorio italiano. I militari hanno appurato che il gruppo, tra il 2022 e il 2024, ha piazzato sul mercato italiano ed estero oltre 1.500 lotti di monete antiche, di interesse archeologico e sprovviste di documentazione di provenienza, generando un giro d'affari stimato in circa mezzo milione di euro.
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