Italia e Estero

Suicidio in carcere a Padova: due rose sulla cancellata del 'Due Palazzi'

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PADOVA, 30 GEN - Due rose rosse sono state legate con dei nastri rossi alla cancellata del carcere di via Due Palazzi a Padova. La simbolica azione è stata fatta in mattinata dagli esponenti del coordinamento delle associazioni che da anni lavorano per portare lavoro ed attività volte al recupero dei carcerati nella struttura, dove vivono in media oltre 600 detenuti. Uno di questi, un 36enne di cittadinanza italiana di cui non sono state rese note le generalità, si è suicidato nella notte. E' il secondo suicidio nel giro di pochi giorni: mercoledì mattina un 73enne detenuto di lungo corso si era impiccato poche ore prima del trasferimento in un'altra struttura carceraria. "Sono due situazioni - spiega Nicola Boscoletto, fondatore della Cooperativa Giotto che da anni porta lavoro e formazione professionale nel carcere - che sebbene abbiano dinamiche diverse denunciano lo stato di prostrazione che stanno vivendo in maniere diverse le persone che si trovano a vivere in questo carcere. In certi momenti aumenta il senso di abbandono, che già è altissimo, e quindi nei grandi numeri poi le persone più fragili sono quelle che manifestano con questi atti terribili". Per Boscoletto "noi siamo consci che questa struttura, se paragonata ad altre in Italia, può vantare esperienze importanti di dedizione e di recupero ad una vita normale delle persone che qui dentro hanno la possibilità di cambiare. Tante persone qui dentro lavorano assieme agli uomini e le donne della Polizia penitenziaria, ci mettono da decenni anima e cuore, tutti, dagli agenti agli educatori, esponenti del terzo settore. Non è colpa della casa di reclusione in quanto tale, anzi, ma siamo davanti ad interventi calati dall'alto, fuori da ogni contesto, fuori da ogni logica, che saltano completamente le persone, il territorio, chi ci lavora, i detenuti, gli operatori, i volontari, il terzo settore". "Abbiamo di fronte - accusa la segretaria confederale della Cgil di Padova, Manuela De Paolis - una palese violazione dei principi Costituzionali sanciti all'art 27 e all'art 13 della Legge fondamentale dello Stato, che dovrebbero guidare l'esecuzione della pena e noi, come Cgil, una Confederazione che si riconosce nei valori della Carta Costituzionale, non possiamo restare inermi dinanzi a trattamenti contrari al senso di umanità".

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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