Rossini: «Servono azioni concrete per il lavoro»

«Chi l’ha detto che in questa campagna elettorale non si parla di lavoro? In tutte le occasioni, in tutti i mercati a tutti i gazebo, la gente vuole parlare di lavoro». Roberto Rossini candidato per il centrosinistra all’uninominale alla Camera nel collegio della città affronta il tema indicando alcune delle linee di azione che dovrebbero essere messe in campo per affrontare il problema.
Si parte con il tema del salario minimo che secondo Rossini va introdotto ma deve essere agganciato alla contrattazione collettiva «Ci sono contratti fermi al 2015 da 4/6 euro all’ora. Il salario minimo è la misura necessaria per far crescere tutte le retribuzioni, non solo quelle che sono al di sotto di quel valore». Una misura che correrà parallela al reddito di cittadinanza che secondo Rossini va riformato soprattutto nelle parte delle politiche attive del lavoro («per cui non basta di certo una legislatura»).
Se la misura promossa in primis dal Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto contare, oggi secondo l’ex presidente nazionale della Acli, servono figure che sappiano predire le richieste del mondo del lavoro. Ecco quindi gli architetti del lavoro che attraverso le banche dati già esistenti possono indicare quali saranno le richieste dei prossimi anni per i posti di lavoro e fornire molte indicazioni, ad esempio, a quei ragazzi che dopo le superiori devono scegliere gli studi universitari.
Figure che diventano sempre più decisivi nel momento in cui solo ad agosto si sono registrate 112 mila dimissioni ad agosto, e 952 mila nei primi 8 mesi, una rivoluzione che attraversa tutto il mondo lavorativo. «Solo il 5% è contento del proprio lavoro. Non dello stipendio, proprio del lavoro».
Da qui la necessità di ripensare completamente visto che ci sono altri tre elementi che devono preoccupare la politica, che deve assolutamente porvi rimedio. Un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti in Europa. Un disallineamento tra competenze richieste e quelle generate dal sistema scolastico. Una migrazione in uscita dall’Italia e una scarsa attrattività di giovani di altri Paesi
. A compensi equi, e un mercato del lavoro più efficace e al passo con i tempi, va affiancato, secondo Rossini, un ulteriore elemento: «Quello del lavoro femminile che non può essere limitato. «Le donne sono metà della popolazione, eppure in Italia rimangono ai margini: solo la metà delle donne lavora e le madri spesso rinunciano al lavoro». In Italia il 50,3% delle donne lavora, mentre il tasso di occupazione nazionale è del 59,2%. Quando lavorano, le donne guadagnano anche il 20% in meno degli uomini, spesso sono occupate con contratti part-time, fanno lavori a intermittenza, con contratti precari.
Tre azioni principali vanno messe in campo: «Dare attuazione piena alla legge Gribaudo sulla parità salariale tra donne e uomini. Approvare il congedo di paternità obbligatorio a 5 mesi e una legge sul part-time di coppia e sul lavoro agile di coppia agevolato. Diffondere nidi, scuole materne e tempo pieno per tutti e per tutte». La campagna elettorale è agli sgoccioli ma Rossini sul lavoro tornerà anche la settimana prossima: lunedì mattina in stazione con i pendolari, mercoledì mattina sarà davanti ai cancelli dell’Iveco e martedì registrerà un video con Marco Bentivogli.
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