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Morto in barca a Olbia, indagata l'armatrice dello yacht

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OLBIA, 20 FEB - Un unico nome, quello dell'armatrice dello yacht Gravia sul quale è stato trovato lo scorso 8 agosto il corpo dello skipper campano Giovanni Marchionni, risulta ufficialmente iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Tempio Pausania. Ad Annalaura Di Luggo, proprietaria del lussuoso motoscafo di 17 metri ormeggiato e ancora sotto sequestro nella banchina 7 della Marina di Portisco nel comune di Olbia, e ai suoi legali rappresentanti, Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto è stato notificato l'atto, necessario per consentire alla procura e alla pm Milena Aucone di effettuare ulteriori accertamenti che saranno decisi in un vertice convocato oggi in procura. A quasi sei mesi dal ritrovamento del cadavere del 21enne di Bacoli, in Campania, le cui cause del decesso sono da ricollegare alla possibile inalazione dell'acido solfidrico - come sarebbe emerso dalla relazione autoptica e dagli esami tossicologici, continuano infatti i controlli a bordo dello yacht. Questa mattina sarà la volta degli ispettori del lavori della Asl di Olbia che saliranno sull'imbarcazione. Finora lo Spresal non era mai stato chiamato in causa nella vicenda. Nelle ore successive al ritrovamento di Marchionni l'armatrice aveva dichiarato che il giovane si trovasse con lei e la sua famiglia in vacanza in Costa Smeralda. A smentire questa affermazione sono stati da subito i genitori del giovane e anche il primo cittadino di Bacoli, paese di origine di Giovanni Marchionni che suoi suoi canali social ha sempre ribadito che il ragazzo era a lavoro come skipper e non stesse trascorrendo una vacanza ospite dall'imprenditrice.

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