Morta dopo asportazione neo, medico bresciano dovrà risarcire la famiglia

GENOVA, 21 GEN - Il medico bresciano Paolo Oneda dovrà risarcire la famiglia di Roberta Repetto, 40enne morta per un melanoma dopo che il dottore le aveva asportato un neo su un tavolo della cucina del centro olistico di Borzonasca (Genova) senza che venisse poi fatta nessuna biopsia. Lo ha deciso la Cassazione. Oneda era stato assolto con la formula "perché il fatto non sussiste" nel processo bis di appello a Milano. La sentenza non era stata impugnata dalla procura generale ma solo dai parenti di Roberta tramite il legale Paolo Florio. "Visto l'esito, ritengo che il mancato ricorso della procura generale sia stato un errore, la Cassazione ha accolto il nostro, possibile però solo in sede civile, riconoscendo la colpa ai fini del risarcimento del danno". Duro il commento della sorella Rita: "anche se nessuna cifra potrà mai riportare in vita Roberta, Giustizia, seppur tardiva e incompleta, è stata fatta. Sono parzialmente soddisfatta perché finalmente è stato riconosciuto ciò che da anni sostengo: mia sorella non ha rifiutato la medicina tradizionale, non sapeva di avere un melanoma. Roberta non voleva morire". Per la vicenda era stato assolto in appello Paolo Bendinelli, il fondatore del centro olistico.
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