Mobilità tra (piccoli) Comuni a Natale: tre opzioni

Lo schema, per il momento, è ancora a geometrie variabili. L’unico punto che pare però ormai fermo (tanto che le indiscrezioni sono trapelate, non casualmente, direttamente dallo staff del premier Conte) è che la misura più contestata di sempre - quella che ad oggi prevede il niet agli spostamenti fuori dal proprio Comune nelle giornate di Natale, Santo Stefano e Capodanno - sarà modificata. E questo nonostante la fronda «fondamentalista» del Governo, capitanata dal ministro della Salute Roberto Speranza e composta da Francesco Boccia (Affari regionali) e Dario Franceschini (Cultura) non si smuova di una virgola.
La tensione, in effetti, resta alta (le rimostranze non sono neppure sottotraccia, ma arrivano a suon di dichiarazioni pubbliche) e non solo all’interno dell’Esecutivo. Sotto l’insegna del decreto Natale, in parlamento, si stanno «disegnando» alleanze alternative, che sparigliano le compagini al loro interno. Anche perché le opzioni sul tavolo sono tre e il premier non ha ancora dettato una linea chiara, nel tentativo barcollante di mantenere gli equilibri e di non gettare ulteriore benzina sul fuoco.
I problemi su come declinare in pratica questa decisione sono tre: l’estensione territoriale delle deroghe, quella temporale e come, concretamente variare il decreto.
Sull’estensione territoriale, ovvero quanto si potrà «sconfinare», ci sono tre varianti: concedere il nullaosta per gli spostamenti solo ai cosiddetti piccoli Comuni come auspicato dal ministro Luigi Di Maio attraverso un post su Facebook (e qui si aprirebbe un teorema di incognite non indifferente), stabilire un chilometraggio preciso entro il quale potersi muovere (e quest’alternativa, ad esempio, risolverebbe la questione dei territori sul confine tra una provincia e l’altra), oppure un lasciapassare sommario all’interno della provincia di appartenenza. Esecutivo e parlamentari favorevoli a un allentamento festivo delle misure sono però divisi anche su quando attuare le modifiche.
La fazione dei più «prudenti» spinge per concedere il placet solo il giorno di Natale, una mossa vista come la via giusta per una mediazione tra i «no» categorici di chi non vorrebbe variare il decreto e il «tana libera tutti» di chi, al contrario, vorrebbe un regolamento perenne da zona gialla.
D’altro canto, è nutrita anche la fazione dei «liberali»: libera circolazione per raggiungere la famiglia non solo a Natale, ma anche a Santo Stefano e a Capodanno.
Infine, c’è la questione attuativa: come fare il passo indietro (politicamente e concretamente) rispetto a regole ufficializzate in un decreto già firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Su questo fronte le alternative percorribili sono soltato due: seguire la proposta della presidente del Senato, Elisabetta Casellati, e quindi seguire la strada della mozione urgente sottoscritta dalle opposizioni, atto che potrebbe essere discusso mercoledì e che porterebbe a una modifica dello stesso dl. Oppure aggiungere una Faq a quelle ufficiali e ufficializzare la deroga attraverso una nota alle Prefetture.
Per modificare i diktat attuali ci sono, di fatto, sette giorni di tempo al massimo. Soddisfatto del cambio di passo sugli spostamenti il presidente dell’Associazione comuni bresciani, Gabriele Zanni. Che sottolinea: «Una maggiore elasticità nel valutare e normare specifiche e circoscritte situazioni che non inficino il principio di evitare spostamenti in massa sia una scelta di buon senso e persino auspicabile». Ma, aggiunge: «Spero che questo non sia percepito come un allentamento delle cautele e che tutti facciano leva sulla responsabilità». Più netta l’on. Simona Bordonali, che incalza: «Sarebbe opportuno consentire gli spostamenti su base provinciale o chilometrica, perché le famiglie non vanno separate a Natale. Certo - è la provocazione politica - il Governo ha commesso un errore in partenza e ora deve avere il coraggio di riconoscerlo». L’on. Marina Berlinghieri è infine convinta che una mediazione sia possibile: «Il giorno di Natale è giusto consentire la mobilità tra Comuni, questo consente a molti anziani di non essere soli. Per il resto, però, è necessario stringere i denti e a dirlo è la comunità scientifica: questo per arginare il rischio di una terza ondata ed evitare di dover cadere in un nuovo lockdown a gennaio».
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