Lo schema, per il momento, è ancora a geometrie variabili. L’unico punto che pare però ormai fermo (tanto che le indiscrezioni sono trapelate, non casualmente, direttamente dallo staff del premier Conte) è che la misura più contestata di sempre - quella che ad oggi prevede il niet agli spostamenti fuori dal proprio Comune nelle giornate di Natale, Santo Stefano e Capodanno - sarà modificata. E questo nonostante la fronda «fondamentalista» del Governo, capitanata dal ministro della Salute Roberto Speranza e composta da Francesco Boccia (Affari regionali) e Dario Franceschini (Cultura) non si smuova di una virgola.
La tensione, in effetti, resta alta (le rimostranze non sono neppure sottotraccia, ma arrivano a suon di dichiarazioni pubbliche) e non solo all’interno dell’Esecutivo. Sotto l’insegna del decreto Natale, in parlamento, si stanno «disegnando» alleanze alternative, che sparigliano le compagini al loro interno. Anche perché le opzioni sul tavolo sono tre e il premier non ha ancora dettato una linea chiara, nel tentativo barcollante di mantenere gli equilibri e di non gettare ulteriore benzina sul fuoco.




