L'avvocato di Malangone, 'indagine farà ritirare investitori da San Siro'

MILANO, 02 APR - "Questa indagine a brevissimo raggiungerà un obiettivo certo, forse la ragione pratica di un intervento investigativo soltanto successivo al rogito di acquisto delle aree. Indipendentemente dall'esito di un probabile processo, che arriverà con comodo tra anni, gli investitori si ritireranno, valuteranno se far causa per danni al Comune e i cittadini di Milano e le sue blasonatissime squadre di calcio non avranno un nuovo impianto nei tempi programmati". Lo scrive in una lunga nota, in cui contesta la ricostruzione dei media sulla vicenda delle "password dei telefonini", l'avvocato Domenico Aiello, difensore di Christian Malangone, dg del Comune di Milano, uno dei nove indagati nell'inchiesta per turbativa d'asta e rivelazione del segreto d'ufficio sulla vendita dello stadio Meazza. Sul punto delle password non fornite del telefono e del pc, nel corso delle perquisizioni di due giorni fa, il difensore di Malangone scrive che "i Finanzieri avrebbero inteso procedere con una preventiva ispezione massiva della casella di posta elettronica e soltanto successivamente prelevare quanto di interesse. Un metodo - spiega il difensore - non corretto". Avrebbero voluto, si legge, "prelevare ogni mail, documento foglio o scritto, in cui risultano contenute le parole 'Next Steps' o 'Bozza di Delibera', per ben sette anni di onorato servizio". E il verbale di sequestro, dice Aiello, "contiene una più volte dichiarata disponibilità a consegnare spontaneamente ogni contenuto riguardante lo 'Stadio San Siro', anche i files e le cartelle contenute nel pc". Quella di non fornire in questi casi le password, "per quanto mi riguarda è l'unica scelta, garantita dalla Costituzione e sempre possibile, praticata da anni. La sola - prosegue il difensore - che consiglio ogni volta che il provvedimento di prelievo intenda conoscere e ispezionare l'intera vita privata e carriera lavorativa di un cittadino". Lo è ancora "di più quando, come nel caso di specie, il provvedimento si palesa come uno strumento di ricerca di 'altri' reati, onnivoro e senza argini". "Ogni indagato è innocente - conclude l'avvocato -. L'uomo, la sua storia, la famiglia, gli affetti, meritano sempre, e mai come in questo caso, rispetto e decoro".
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