La crisi di governo vista dai parlamentari bresciani
Il Pd spera nella moral suasion di Mattarella per fare tornare il premier dimissionario Mario Draghi sui suoi passi, la Lega si muove in equilibrio, Forza Italia si ritaglia un ruolo da pontiere. Dall’altro lato, quello categorico, rimangono i Fratelli d’Italia, che coerentemente spingono sull’acceleratore dello strappo definitivo, cercando di trascinare in questa direzione gli alleati del centrodestra tradizionale, battendo sul chiodo delle elezioni «non più rinviabili».
Per dirla con le parole dei parlamentari bresciani «si cammina sulle uova» e le posizioni dei partiti, col trascorrere delle ore, diventano sempre più scivolose. Le voci bresciane rispecchiano il sentiment dei leader nazionali, in una situazione in cui i concetti di «caos» e di «responsabilità» vengono evocati - in un senso e nel suo opposto - quasi come un ritornello.
Gli opposti
Gli unici due partiti che hanno posizioni nette sono Pd e FdI ed entrambi sperano di avere dalla loro, da un lato, i colleghi dell’attuale governo e, dall’altro, gli storici alleati politici. Marina Berlinghieri (Pd) è risoluta: «Il Paese con le dimissioni di Draghi precipita in una crisi gravissima che non si può permettere. Il Pd è al lavoro perché mercoledì alle Camere si ricrei la maggioranza e il Governo possa ripartire». Eccolo l’appello: «Mi auguro gesti di responsabilità da parte delle forze politiche tutte, per evitare di far sprofondare gli italiani in una spirale di incertezza. Non lo capirebbero i cittadini né l’Europa, non avremmo più attenuanti in una fase delicatissima e decisiva per gli investimenti del Pnrr». Il tema dei provvedimenti che rischiano di rimanere al palo, primo fra tutti il dossier del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è il principale cavallo di battaglia del pro Draghi.
Altrettanto netto, il partito di Giorgia Meloni. «Era già chiaro che questa eterogenea maggioranza non avrebbe potuto governare». La voce è quella del senatore Gianpietro Maffoni, che evidenzia il «caos» di chi avrebbe dovuto dimostrare «senso di responsabilità». «Incredibilmente coloro che avrebbero dovuto rilanciare il Paese preferiscono dar vita ad uno spettacolo da Prima Repubblica in cui ci rimettono solo gli italiani. Se sono così convinti delle loro azioni - conclude - i ministri avrebbero dovuto già dimettersi o votare la sfiducia al Governo, mentre restano ben saldi alla propria poltrona. Uno spettacolo a cui speriamo Mattarella metta fine rimandando il Paese finalmente alle urne».
In bilico
Esattamente nel mezzo rispetto a queste due versioni di «caos» e di «senso di responsabilità» stanno le altre due braccia del centrodestra, attentissime a non sbilanciarsi in dichiarazioni abborracciate. La Lega prende se stessa come esempio, ricordando come abbia ingoiato rospi a sua volta, ma ammette che a scricchiolare non è solo la pazienza dei 5s. «Questa irresponsabile crisi di Governo è figlia dei troppi "no" del M5s e delle forzature ideologiche del Pd. La Lega è stata costruttiva e leale, ma da settimane la situazione era insostenibile. Mentre lavoravamo per dare risposte al caro bollette e alle cartelle esattoriali, la sinistra pensava a Ius Scholae e cannabis e i 5s facevano i capricci - dice il senatore Stefano Borghesi -. È impensabile che l’Italia debba subire settimane di paralisi, ma la Lega non teme di dare la parola agli italiani».
Che il malcontento per la gestione troppo verticistica del Governo sia a macchia di leopardo lo confermano anche gli azzurri. E il senatore Adriano Paroli descrive proprio il dl Aiuti come emblematico: «Draghi ha una maggioranza ampia, il Senato lo ha dimostrato. Certo - fa notare - così come è poco giustificabile e da irresponsabili che si faccia mancare un voto di fiducia sul dl Aiuti in nome di una singola opera, è altrettanto poco comprensibile la ragione per la quale si sia dovuto inserire il Termoutilizzatore di Roma in una legge. È chiaro che per ricompattare tutto serve anche che il Governo condivida maggiormente i provvedimenti con il Parlamento». Per evitare il caos e per senso di responsabilità. Ça va sans dire.
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