Italia e Estero

Ingegnere ucciso a Napoli, condannati killer e mandante

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NAPOLI, 05 MAR - Si è concluso con due condanne, 27 anni e sei mesi per l'esecutore materiale, Mario De Simone, 66 anni, e 27 anni per il mandante, l'imprenditore 75enne Gennaro Petrucci, il processo dinanzi la Corte di Assise di Napoli (terza sezione) sull'omicidio dell'ingegnere Salvatore Coppola, assassinato a sera del 12 marzo 2024 in corso Protopisani nel quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli. Nel corso del dibattimento De Simone e Petrucci, rispettivamente difesi dagli avvocati Melania Costantino e Maria Di Cesare, hanno reso confessione, ammettendo ciascuno il proprio ruolo in questa vicenda: la decisione di uccidere l'ingegnere Coppola sarebbe scaturita soprattutto da rancori datati e riaccesisi a causa della vendita all'asta di una villa a Portici in cui vivevano Petrucci e la moglie. A sparare fu Mario De Simone che accettò l'incarico per 20mila euro. Secondo quanto riferito da Petrucci (marito di Silvana Fucito, quest'ultima ex figura simbolo della lotta al racket, estranea alla vicenda) il sicario ebbe un anticipo di 500 euro e 4 bottiglie di vino, e poi in diverse tranche altri 7mila euro. Inizialmente doveva essere solo a un atto intimidatorio, un ferimento, qualche colpo di pistola alle gambe. Il killer però temeva di essere riconosciuto e il singolo colpo d'arma da fuoco venne esploso alla nuca, per uccidere. I giudici hanno escluso l'aggravante mafiosa e, per De Simone, l'aggravante dei futili motivi. Confermata l'aggravante della premeditazione.

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