Gabriele, 'perchè proprio io Alfiere? Non ho fatto cose straordinarie'

ROMA, 11 APR - "Perché proprio io? E' la prima domanda che si è posto Gabriele Galal, 18enne, volontario della Croce Rossa quando ha saputo di essere stato scelto dal capo dello Stato come 'Alfiere della Repubblica". "Non ho non ho mai pensato di aver fatto qualcosa di straordinario - spiega -. Ad ogni modo questo riconoscimento porta il nome di tutti quei giovani che ogni giorno si impegnano per gli altri". Frequenta il quinto anno del Liceo Economico Sociale al Liceo Niccolò Machiavelli di Roma, la sua intenzione è di conseguire la laurea in giurisprudenza e poi entrare nelle forze dell'ordine, anche se ancora non ha deciso in quale Corpo. "La Croce rossa per me è volontariato - sottolinea - e non voglio assolutamente trasformarlo in un lavoro. Deve essere un qualcosa che io continuo a donare gratuitamente agli altri e senza voler ricevere alcun compenso". Vive in un quartiere difficile della Capitale, Tor Bella Monaca, insiema alla madre, segretaria al Consiglio Superiore della magistratura nell'ufficio della vicepresidenza. Suo padre lavora come receptionist al Grand Hotel Plaza di Roma. "Tor Bella Monaca - spiega - è una realtà non facile ma pian piano si sta riprendendo ed ha anche bisogno della spinta da parte di noi giovani per poter fare del nostro meglio per migliorare il quartiere. Il comitato di cui faccio parte, che copre il territorio del Municipio 6 di Roma, al momento conta tra i 30 e i 40 giovani volontari. Nonostante sembri un dato poco rilevante in una realtà complicata come quelli che sono i territori del sesto Municipio sono tanti". Aveva 14 anni quando per la prima volta si è affacciato al mondo del volontariato. "Ci sono andato completamente da solo e la prima esperienza con l'uniforme è stato un servizio dove noi ci impegnammo a consegnare dei pacchi famiglia alle persone bisognose". Una delle esperienza più forti "è stata un'attività che feci - ricorda - quando avevo ancora 14 anni, andai a Roma Termini. Al tempo era ancora installata la struttura che ospitava l'hub vaccinale e che Croce Rossa Italiana aveva adibito a dormitorio per i senza fissa dimora. Andai lì a fare attività in tarda serata e mi confrontai con delle realtà che mi lasciarono veramente a bocca aperta. Mi colpì perché mi ritrovai di fronte ragazzi della mia età che provenivano da altri paesi che erano arrivati e che cercavano miglior fortuna in Italia, ma che raccontavano delle storie che ti colpiscono. E questo mi ha dato una grande spinta perché mi ha portato a riflettere sulle mie fortune, su quello che io ho e che devo mettere a frutto per gli altri". L'altra esperienza che definisce "un'emozione unica" è stata quando il 2 giugno del 2024 partecipò alla parata del 2 giugno sfilando con la Croce Rossa. Ci tiene a fare "un augurio a tutti i ragazzi, per quelli che fanno volontariato e per quelli che non lo fanno, di trovare la loro strada, di proseguire un cammino che li appassiona e che li faccia stare bene, ma soprattutto di impegnarsi attivamente nella società per creare qualcosa di bello", come del resto sta facendo lui.
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