«Erano due mesi che stavo pensando di ucciderla, ma il mio è stato un raptus, mi umiliava in continuazione». A dirlo agli inquirenti Maurizio Diotallevi, accusato dell'omicidio della sorella da lui uccisa e gettata in due cassonetti nella zona di via Flaminia, a Roma.
La vittima è stata strangolata con una cintura e fatta a pezzi con un sega e poi con un coltello. Domani l'interrogatorio di convalida del fermo dell'omicida.



