Dirigenti penitenziari, presenza costante di psicologi in carcere

TRIESTE, 16 FEB - Il Coordinamento nazionale dirigenti penitenziari di diritto pubblico in merito all'ottavo suicidio in carcere dall'inizio dell'anno, una detenuta del carcere di Venezia - La Giudecca, ha chiesto al governo "un incremento sostanziale del monte ore per gli esperti psicologi e criminologi già ingaggiati; una programmazione finanziaria per la loro presenza l'intero arco dell'anno e il rafforzamento complessivo dell'area trattamentale per una vera presa in carico che non lasci soli operatori e Polizia Penitenziaria". Il coordinatore nazionale, Enrico Sbriglia, ha anche espresso "rammarico" nei confronti della famiglia e "vicinanza alla Direzione, allo staff e alla Polizia Penitenziaria". Il Coordinamento distingue psicologi e personale sanitario gestiti dalle asl con compiti clinici e di gestione, in particolare, dei "nuovi giunti", dalle figure "gestite direttamente dalla Amministrazione Penitenziaria (psicologi e criminologi)" che alle prime si affiancano. Queste ultime, "figure cardine dell' ordinamento penitenziario", oggi "dispongono di sole 6 ore settimanali, a fronte di un numero sempre più elevato di persone detenute". Una situazione che "si riverbera drammaticamente" anche sugli "stessi operatori penitenziari e sulla Polizia Penitenziaria". "Le persone - conclude Sbriglia - non sono oggetti che si ripongono nelle scatole, blindate o meno che siano".
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