Italia e Estero

Cinturrino al gip, 'ho sparato istintivamente, mi state umiliando'

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MILANO, 23 APR - "Si è abbassato e si è alzato, io lì ho avuto paura, ho esploso, ho tirato fuori la pistola, ho armato, ma senza mirare, senza sparare, ad una mano, e ho tirato istintivamente. A me il Mansouri Abderrahim non mi aveva fatto nulla di personale, io sul lavoro mio non c'ho mai messo nulla di personale, era lavoro". Lo ha messo a verbale con dichiarazioni spontanee, come emerge dalle trascrizioni depositate dell'incidente probatorio dell'11 aprile, Carmelo Cinturrino, il poliziotto in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato anche dalla premeditazione per aver sparato alla testa e aver ucciso, da quasi 30 metri, il pusher 28enne nel bosco di Rogoredo, a Milano. "Io ho fatto 18 anni di Polizia (...) potevo fare altro nella vita (...) a me dispiace sentire in televisione determinate cose ed è un'umiliazione per me, mi creda, è un'umiliazione", ha detto l'assistente capo, che lavorava al commissariato Mecenate, davanti al gip Domenico Santoro, nel corso delle lunghe dichiarazioni per respingere tutte le accuse, dall'omicidio volontario, agli arresti illegali fino alle estorsioni e ai pestaggi per soldi e droga nei confronti di pusher e tossicodipendenti, ricostruite nelle indagini del pm Giovanni Tarzia e della Squadra mobile della Polizia. Con oltre 40 imputazioni, alcune anche a carico, a vario titolo, di altri sei agenti. "Non ho mai rubato (...) non ho mai preso soldi da nessuno (...) il mio intento in 18 anni è stato arrestare le persone, quando si aveva un riscontro", sono altri passaggi del verbale dell'agente. Mentre nelle altre centinaia di pagine ci sono le audizioni dei sei testi, tra piccoli spacciatori e tossicodipendenti e pure del testimone oculare dell'uccisione di Mansouri. Racconti che confermano, in sostanza, dichiarazioni già messe a verbale davanti al pm sull'omicidio, le minacce, le botte, le "martellate", i taglieggiamenti, la presenza di più "squadre" con figure come "il biondo" e "il riccio". Le difese di Cinturrino e degli altri indagati, però, hanno puntato a minarne la credibilità, dato lo stile di vita dei testi e evidenziando "contraddizioni" nelle versioni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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