Calenda: «Il Paese ha bisogno di riforme, seguiremo la linea Draghi»

La vera novità politica delle elezioni politiche del 25 settembre è rappresentata dal cosiddetto Terzo polo, una forza composta da Azione, il partito di Carlo Calenda, e Italia Viva di Matteo Renzi.
La formazione politica a forte trazione europeista ha un’impostazione liberaldemocratica di stampo macronista e si propone come obiettivo quello di proseguire sulla scia dell’azione di governo di Mario Draghi.
Azione-Italia Viva sono il soggetto politico nuovo di questa campagna elettorale. Che bilancio fa a pochi giorni dal voto?
Sì, saremo la grande novità di queste elezioni. Non è stata una bella campagna elettorale: provocata dalla irresponsabilità di chi ha voluto aprire una crisi politica nel bel mezzo dell’estate. Purtroppo, è stata una campagna prevalentemente mediatica, dai contenuti modesti e senza la possibilità di incontrare da vicino tanti cittadini. Complessivamente sono molto soddisfatto del Terzo Polo, che rappresenta il seme di un grande raggruppamento popolare, liberale, repubblicano e riformista di cui l’Italia ha tremendamente bisogno. Nonostante il poco tempo, nelle Regioni dove sono stato, comprese Brescia e la Lombardia ho visto tanto entusiasmo.
È molto alta la percentuale di chi non sa cosa votare o addirittura se votare. Come si convince questa parte di elettorato?
Credo che moltissimi italiani siano delusi. Non li biasimo: i Cinquestelle prima, Salvini poi hanno fondato la scorsa legislatura su false promesse. In questi cinque anni abbiamo visto tutto e il contrario di tutto, con avversari che si sono fatti alleati e alleati trasformatisi in avversari. Un livello di trasformismo inaccettabile. Ora, tuttavia, abbiamo la possibilità di rivolgerci soprattutto agli indecisi e a chi si astiene perché sono elezioni fondamentali, in cui si decide il destino dell’Italia. Non possiamo abbandonare i delusi. Al contrario, dobbiamo convincerli del fatto che, finalmente, c’è l’occasione per cambiare il destino di questo Paese.
Lei ha prima sottoscritto un accordo con il Pd poi se ne è andato e ha trovato l’intesa con Italia Viva. Gli italiani dovrebbero fidarsi dopo questi cambi repentini di linea politica?
Non sono io che ho rotto con il Pd, ma il Pd che ha deciso di rompere con noi. Poco dopo aver siglato l’accordo di coalizione con noi, infatti, Enrico Letta ha deciso di siglarne uno uguale e contrario con chi ha sfiduciato Draghi in Parlamento e non vuole il rigassificatore a Piombino. Credo che la nostra, a quel punto, sia stata una scelta di coerenza: andare con il Partito democratico sarebbe stato tradire i valori per cui ho iniziato a fare politica e per i quali lotto e ho sempre lottato.
Voi avete indicato Mario Draghi come premier, ma lui ha ribadito il suo no ad un ritorno a Palazzo Chigi. Come lo spiegate? E avete un’alternativa?
Io credo che Mario Draghi non potesse fare altro che rispondere in quel modo a una domanda del genere. Ricordo che anche il Presidente della Repubblica l’ultima volta aveva detto di no e poi è rimasto. La nostra missione è quella di «ancorare» Draghi a Palazzo Chigi: se poi non ci riusciremo, l’obiettivo resta quello di proseguire nel suo metodo, che ha riportato l’Italia al centro del mondo.
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Voi avete fatto dell’agenda Draghi l’architrave del programma elettorale. Quello di Draghi era però un programma di compromesso viste le larghe intese ed è stato peraltro in parte realizzato. Non è un po’ riduttivo quindi parlare di agenda Draghi per una forza che si candida a governare?
Ripeto: quello che noi vogliamo innanzitutto portare avanti è il metodo di Draghi. Per la prima volta, infatti, qualcuno in questo Paese è riuscito con nettezza a dire dei sì e dei no: sì ai rigassificatori, no al Superbonus. Niente di più semplice: basta promesse impossibili, ma solo piani strategici da cui ripartire con serietà e pragmatismo, spiegando agli italiani quali sono le priorità e le opportunità, come il Pnrr.
Cosa dovrà fare il prossimo governo nei primi 100 giorni?
Data la situazione drammatica in cui ci troviamo, la priorità assoluta è quella energetica. Dobbiamo necessariamente costruire il rigassificatore a Piombino, dove tra l’altro sono andato – l’unico politico – qualche giorno fa. Mi sono preso anche qualche critica, ma ho voluto confrontarmi con la popolazione, i comitati per il No, i cittadini di Piombino. Quella toscana è una città ferita, verso quale la politica sta dando uno spettacolo indegno. Contro il rigassificatore, fondamentale per la nostra sicurezza energetica rispetto al prossimo inverno, sono scesi in piazza tutti i partiti a livello locale, tranne noi. Poi, bisogna concentrarsi sulle riforme strutturali importanti: istruzione e sanità, ripristino di Industria 4.0, Pnrr.
Si parla molto del posizionamento euroatlantico dell’Italia, sia rispetto al conflitto in Ucraina sia ovviamente rispetto all’Unione europea. Ci può indicare la posizione del vostro movimento?
In un momento delicato come questo l’ancoraggio atlantista ed europeista è fondamentale: Draghi ha messo al centro della sua politica estera il rapporto con gli Usa e con l’Ue e sappiamo tutti con quanto rispetto da Washington e Bruxelles ci hanno guardato fino a che il Governo non è stato irresponsabilmente sfiduciato. Noi siamo convinti che L’Italia debba continuare ad avere questa postura dentro l’Ue nell’Alleanza atlantica. Non sono invece così sicuro che a questa domanda altri partiti risponderebbero lo stesso.
Sotto quale soglia elettorale considererebbe un fallimento l’accordo Azione-Italia Viva?
Non mi piace parlare di numeri, soprattutto così a ridosso del voto. Piuttosto, io vedo nei nostri confronti tanto entusiasmo e passione recuperata: soprattutto i delusi dall’atteggiamento sconsiderato di Fi e Lega, così come molti elettori riformisti del Pd delusi da Letta che sempre più insegue i Cinquestelle, trovano in noi una nuova sponda liberale, popolare e repubblicana. Sono convinto che a queste elezioni potremo ottenere un risultato che andrà oltre le aspettative.
Il rapporto tra lei e Renzi ha vissuto di alti e bassi. La dialettica politica tra voi non rischia di essere alla lunga un problema per una formazione politica appena nata?
E perché dovrebbe? Abbiamo già governato benissimo insieme. Per noi parlano i fatti, a partire da Industria 4.0, il più grande piano industriale che l’Italia abbia mai avuto. E poi Jobs Act, Unioni Civili. È su tale convinzione e stima reciproca che abbiamo fondato il Terzo Polo e la nostra unione porterà altrettante cose utili a questo Paese. Insieme andremo lontano.
La vittoria del centrodestra secondo lei avrebbe risvolti sulla tenuta democratica del Paese?
La Meloni si mette a dire che vuole Vox o Orban al governo, e questo fatto è gravissimo. Al netto di questo, comunque, ho sempre detto che parlare di allarme democratico è ridicolo in un momento come questo. Nel caso in cui dovessero vincere le destre – cosa che non credo – il rischio sarebbe di carattere innanzitutto economico: siamo in una situazione di emergenza, e le ricette fumose e stataliste di Meloni e di Salvini, gente che per intenderci vorrebbero l’Ita nazionalizzata, non sarebbero assolutamente in grado di fronteggiarla.
Immagina la ripresa del dialogo con il Pd e con il resto del centrosinistra dopo il voto, alla luce delle prossime scadenze elettorali, a partire dalle Regionali in Lombardia?
Noi siamo concentrati innanzitutto sul voto di domenica: credo che i risultati del 25 settembre, che segneranno un tracollo per la Lega e per FI, cambieranno la partita anche per le regionali del 2023. Non voglio fare nomi ora, ma cerchiamo una personalità in grado di unire. Comunque, penso che il prossimo voto politico sarà uno spartiacque in tal senso. Per quanto riguarda il futuro con il Pd, non ho mai nascosto la mia visione. Credo che le grandi famiglie europee dei liberali, social democratici e popolari, debbano ritrovarsi insieme per il bene del Paese: uniti, possiamo chiedere a Draghi di restare.
Cosa si sente di dire a tutti i 18enni chiamati per la prima volta a votare?
Credo che sia una grandissima occasione. Viviamo in un Paese nel quale da troppi anni i giovani hanno subìto gli effetti di una politica che li ha dimenticati. Noi però vogliamo costruire un futuro alla loro altezza, e per questo il nostro programma ruota attorno al Patto generazionale, che prevede che ogni euro in più di spesa pubblica vada investito su istruzione e salute. Votare è per Costituzione un dovere e un diritto di ogni cittadino: credo che tanti ragazzi ci daranno fiducia. Posso assicurarvi che ne ho incontrati in questi giorni moltissimi e tutti chiedono alla politica risposte in grado di incidere positivamente sulle loro prospettive.
Perché gli elettori bresciani dovrebbero scegliere Azione -Italia Viva?
A Brescia abbiamo candidati di assoluto spessore. A partire dalla ministra Mariastella Gelmini, che nel lasciare FI ha optato forse per la strada più difficile, scegliendo per un percorso di coraggio, coerenza politica e rispetto dei valori liberali. E poi tutti gli altri: oltre a Matteo Renzi, abbiamo candidato qui persone di assoluto spessore e impegno politico. Uno per tutti, senza voler mancare di rispetto a nessuno: mi fa piacere ricordare Fabrizio Benzoni, azionista della prima ora e militante appassionato. A tutti va il mio personale in bocca al lupo e ringraziamento per aver accettato di combattere una sfida fondamentale.
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