Bellucci, se i ragazzi colpiscono un insegnante gli adulti si devono interrogare

ROMA, 10 APR - "Se i ragazzi invece di abbracciarsi si prendono a pugni, se si arriva a colpire il collo di un insegnante, certamente questo è un atto inaccettabile, ma gli adulti si devono soprattutto interrogare su come mai tutto questo accade, su quanto sono stati degli esempi. Quell'atto non è il primo di un disagio, ma è l'ultimo di una richiesta di aiuto che rimane inascoltata". Lo ha detto la vice ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, intervenendo alla giornata conclusiva del primo Festival dell'Ascolto, promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in occasione della seconda Giornata Nazionale dell'Ascolto dei Minori in sinergia con Inps, Unicef e Agenzia Italiana per la Gioventù. "C'è un grande lavoro dietro questo Festival - ha spiegato Bellucci di fronte ad una platea di ragazzi - perché nulla di autentico, vero ed efficace viene realizzato se dietro non c'è competenza, passione pura e soprattutto amore per quello che si fa. Sono contenta che voi ragazzi abbiate animato questi spazi, le stanze immersive, i laboratori, i tavoli di discussione, di questa bellissima sede dell'Accademia dell'Inps con grandissimo entusiasmo. Avete dato la prova che quando vi viene data l'occasione di essere protagonisti siete in grado di farlo con una bellezza e una profondità che spesso gli adulti accolgono con stupore. Le domande che voi avete posto su temi cruciali per il vostro tempo, il rapporto con i social, la violenza di genere, la scuola, il lavoro hanno stupito gli adulti. Questo significa che noi avevamo un'idea, l'idea della narrazione che spesso viene fatta di voi ragazzi come di una gioventù superficiale, che legge i titoli ma non approfondisce, che è un po' bruciata da questa innovazione tecnologica. Questa narrazione non è reale" "Voi ragazzi siete responsabili delle vostre vite, avete davanti a voi delle scelte e avete una responsabilità importantissima, quella di scegliere tra il bene e tra il male" ma "noi adulti - ha concluso - abbiamo la responsabilità di accompagnarvi nelle difficoltà della vita, soprattutto fermandoci ad ascoltarvi e l'ascolto è un vostro diritto. Non è una concessione, ma un diritto che voi potete chiedere che da una parte vi dà l'occasione di parlare ma dall'altra vi insegna anche ad ascoltare".
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