Italia e Estero

Arcuri, 'oggi 6 anni da prima giornata lockdown, non abbiamo imparato nulla'

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ROMA, 09 MAR - A sei anni dalla prima giornata di lockdown un convegno in Campidoglio riflette su cosa fu il Covid e fa una analisi sociologica dell'emergenza e delle logiche di governance che furono messe in atto durante quel periodo attraverso la presentazione del volume 'L'altra pandemia' curato dal professor Stefano Nobile, presenti, tra gli altri, anche l'ex commissario per l'emergenza Covid Domenico Arcuri e l'allora assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato. "Il covid fu una tragedia - ha detto Arcuri - ricordo che 197 mila italiani sono morti durante il covid e che i civili italiani morti durante la II guerra mondiale furono 15 mila. E' stata una tragedia in cui l'Italia è entrata prima di altri paesi con un paio di caratteristiche che la differenziano dagli altri: il regionalismo della sanità e la desertificazione del nostro sistema industriale dovuto alla globalizzazione che ha visto alcuni vincitori e molti sconfitti. Dalla pandemia non abbiamo imparato nulla e se succederà qualcosa di simile si cercheranno di convincere i concittadini che non è vero quello a cui si assiste, poi, quando la riscrittura non reggerà, ci ritroveremo come allora. Siamo un paese senza memoria". Arcuri ha criticato l'astensione dell'Italia durante la votazione del Piano pandemico mondiale e ha ricordato che la commissione Salute della Conferenza delle Regioni ha bocciato senza mezzi termini la bozza di Piano pandemico messa a punto dal Governo. Per D'Amato "il tema non è se ma quando tornerà una pandemia, non abbiamo un piano pandemico aggiornato, questo è grave, né un piano scorte e abbiamo perso le buone pratiche adottate in quel periodo: sono rimaste solo le call a distanza. La dimensione per fronteggiare queste emergenze deve essere almeno europea anche e soprattutto in tempi di guerra. Serve una Europa che parla di sanità e di stato sociale, deve esserci un piano sanitario europeo. Senza l'Europa avremmo litigato per l'acquisto vaccini mentre in quel periodo in questa regione siamo riusciti a fare quasi 15 milioni di somministrazione. Dobbiamo certamente pensare alla difesa ma anche a rafforzare stato sociale e sistemi sanitari in Ue". Nobile ha spiegato che in quel periodo "il regionalismo sanitario ha mostrato il lato meno presentabile: abbiamo vissuto pandemie diverse secondo le regioni in cui ci si trovava". Sono state analizzate nel volume in particolare tre regioni: Lombardia, Lazio e Campania, con tre modelli organizzativi differenti. "Il Lazio ha mostrato una capacità di risposta notevole ma la realtà ha anche mostrato che non esistono modelli perfetti", ha concluso il docente.

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