Italia e Estero

Appello al voto da 'Donne per il Sì', oltre 110 le firmatarie

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ROMA, 16 MAR - Un appello per invitare tutti ad andare alle urne il 22 e 23 marzo e ad esprimere "un convinto Sì sulla scheda elettorale" viene lanciato da "Donne per il Sì" che vede mobilitate magistrate, avvocate, docenti, giornaliste, esponenti della società civile. Tra le oltre 110 firmatarie ci sono Marilisa D'Amico (professoressa di Diritto Costituzionale, Università Statale di Milano), Paola Concia (ex parlamentare, comitato "Sì Separa"), Claudia Eccher (componente del Consiglio Superiore della Magistratura), Lella Golfo (presidente Fondazione Marisa Bellisario), Claudia Segre (presidente Global Thinking Foundation) e Rosanna Lambertucci (Giornalista e scrittrice). "Ci sono molte valide ragioni per sostenere il referendum confermativo della riforma della giustizia. Ci sono anche, però, motivazioni specifiche che - scrivono nel lungo appello - riguardano direttamente noi donne. A cominciare dall'auspicabile superamento di un meccanismo di potere correntizio che certamente non è estraneo alla penalizzazione che le donne subiscono tanto nella rappresentanza in seno al Csm, tanto nell'attribuzione di incarichi direttivi negli uffici giudiziari. Le donne, da ormai vent'anni stabilmente maggioritarie fra i vincitori del concorso di accesso, in magistratura sono più di 5mila, oltre il 56%, ma nelle ultime due consiliature del Csm, dal 2018 al 2027, ne sono state elette 6 su 20 componenti togati totali, meno di un terzo. Quasi tre magistrati su quattro (il 68% circa) tra coloro che esercitano funzioni direttive sono uomini. Uno squilibrio che si registra negli uffici giudicanti, e, in modo ancora più accentuato, in quelli requirenti, guidati da una donna solo nel 23% dei casi". "Non si tratta di una rivendicazione di posizioni, ma della convinzione che - sottolineano - una riforma che liberi la magistratura dal giogo delle correnti e dia concretezza al principio costituzionale del giusto processo possa favorire anche quella trasparenza e quella meritocrazia che consentano alle donne di vedere pienamente riconosciute le proprie capacità, assicurando così maggiore equilibrio all'esercizio della giurisdizione".

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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