Italia e Estero

Anziana uccisa per errore nel Barese, annullate due condanne

I rilievi delle forze dell'ordine dopo che una donna di 84 anni, Anna Rosa Tarantino, e' rimasta uccisa durante un agguato avvenuto in strada a Bitonto, 30 dicembre 2017. La donna potrebbe essere stata utilizzata come 'scudo' dall'obiettivo dei sicari, probabilmente il giovane di 20 anni, Giuseppe Casadibari, con precedenti penali, rimasto ferito ed ora ricoverato al policlinico di Bari. La circostanza al momento non viene confermata dagli investigatori. ANSA/ DONATELLA LOPEZ
I rilievi delle forze dell'ordine dopo che una donna di 84 anni, Anna Rosa Tarantino, e' rimasta uccisa durante un agguato avvenuto in strada a Bitonto, 30 dicembre 2017. La donna potrebbe essere stata utilizzata come 'scudo' dall'obiettivo dei sicari, probabilmente il giovane di 20 anni, Giuseppe Casadibari, con precedenti penali, rimasto ferito ed ora ricoverato al policlinico di Bari. La circostanza al momento non viene confermata dagli investigatori. ANSA/ DONATELLA LOPEZ
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BARI, 07 MAR - La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio, ad altra sezione della Corte d'Assise d'Appello di Bari, la condanna a 20 anni di reclusione per il boss di Bitonto (Bari) Domenico Conte e per Alessandro D'Elia, condannati per l'omicidio della sarta Anna Rosa Tarantino e per il tentato omicidio di Giuseppe Casadibari, avvenuti a Bitonto il 30 dicembre 2017. Si tratta della seconda volta che la Cassazione interviene sulla vicenda: anche la precedente sentenza di secondo grado - sempre di condanna a 20 anni per entrambi - era stata annullata con rinvio, ma i giudici baresi l'avevano riconfermata. Ieri sera la Cassazione ha accolto il ricorso dell'avvocato Dario Vannetiello (per Conte) e di Giuseppe Giulitto (per D'Elia), rinviando il giudizio di merito ad altra sezione della Corte d'Assise d'Appello di Bari. L'avvocato Vannetiello, subentrato a Giulia Bongiorno nella difesa di Conte, nel suo ricorso ha soprattutto fatto leva sulle contraddizioni delle dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia che, nel corso del processo, hanno tirato in ballo Conte e D'Elia. E anche sul fatto che il cellulare che - dalle dichiarazioni dei pentiti - sarebbe stato utilizzato da Conte per parlare con D'Elia, ritenuto dalla Dda l'intermediario tra i boss e gli esecutori materiali del delitto, quel giorno avesse agganciato numerose celle telefoniche, nonostante Conte quella mattina fosse rimasto a casa. "Appare indubbio - scrive in una nota l'avvocato Vannetiello - che il secondo annullamento partorito dalla Suprema Corte costituisce una sensibile elisione del teorema accusatorio che aveva individuato in Conte il mandante della azione omicidiaria, la quale aveva raggiunto, per errore dei sicari, anche l'innocente Anna Rosa Tarantino". L'omicidio, secondo l'accusa, fu causato dalla faida tra i clan Cipriano e Conte in corso in quegli anni a Bitonto. Quella stessa mattina ci furono altri due agguati reciproci tra i clan. Nel terzo rimase uccisa per errore l'anziana sarta. Altre condanne, nel frattempo, sono diventate definitive.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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