>ANSA-BOX/ Il marito uccise le figlie, lei in coma lo scoprì l'8 marzo

(di Emanuela De Crescenzo) ROMA, 06 MAR - Il 28 febbraio di otto anni fa con la pistola d'ordinanza suo marito la ferì alla schiena, ad una spalla e al volto e lei entrò in coma. Solo l'8 marzo in un letto d'ospedale seppe che le sue due bambine, di 8 e 14 anni, erano state uccise dal padre Luigi Capasso, carabiniere, che poi si era suicidato nella sua abitazione a Cisterna di Latina. "L'8 marzo per me è un giorno molto molto particolare. Già lo era prima - racconta Antonietta Gargiulo - e con le mie figlie lo vivevano intensamente. Ma l'8 marzo del 2018 mentre ero in terapia intensiva ho avuto la notizia delle bambine. Per paura che finissero alcuni giorni prima avevo già comprato delle mimose di plastica con dei portachiavi e dei cioccolatini a forma di cuoricino per dare un contributo per le iniziative in favore delle donne. Da allora sono rimasti lì nell'armadio. Questo è il mio 8 marzo". Durante la separazione Capasso fu sottoposto all'esame di una commissione medica che, dopo avergli dato otto giorni di riposo, lo giudicò idoneo al servizio. Di conseguenza poté tenere la pistola d'ordinanza. "E' stato un colpo tremendo l'assoluzione dei medici al processo - spiega la donna -. Mi continuo a scontrare con un muro di omertà, di indifferenza verso la mia persona e verso la memoria delle mie figlie. Il 2018 è vicino per certi versi, ma è molto lontano culturalmente perchè dal 2019 con il codice rosso sono cambiate tante cose. Noi però abbiamo pagato con la vita". "Quello che mi aveva sostenuto in questi anni - aggiunge - era avere un minimo di riconoscimento per queste due vite innocenti che hanno pagato un sistema che non ci ha tutelato, non ci ha protetto e che continua a fare da muro. Questa luce e questa speranza che mi aveva alimentato in questi anni è caduto ed è stata un'altra delusione, anche se la mia fede è sempre una risorsa". Ciò che più di tutto da' la forza ad Antonietta "sono proprio loro Alessia e Martina, le mie figlie, perchè ho capito che io potevo parlare per loro, potevo vivere per loro. Se io continuo a vivere, loro continuano a vivere in me, a sognare, a sperare ad amare. Loro sono la mia forza e so che mi vogliono viva e felice. E questo non mi fa arrendere. Alle ragazze dico 'non arrendetevi mai". "Se potessi ritornare indietro non rientrerei a casa la prima volta che sono scappata con le bambine - conclude - avrei dovuto essere più determinata. Però sono percorsi lunghi, non c'era una vera cultura per constrare la violenza come c'è oggi e poi allora io ero davvero sola".
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