In poche parole

Un Gramsci da social per la lotta all’egemonia

Bentornata Seconda Repubblica: come allora la politica ha bisogno di nuove identità, ma la linfa di oggi è solo l’effetto del caos strisciante
Antonio Gramsci, fondatore del Partito comunista italiano
Antonio Gramsci, fondatore del Partito comunista italiano
AA

C’è una battaglia politica silenziosa combattuta a suon di libri, convegni e citazioni. Imperversa (non solo) in Italia e si combatte sul terreno dell’intellighenzia. Perché quando mancano nuovi fari si guarda alla Storia. Succede così che scrittori e artisti si ritrovino sempre più spesso tirati per la giacchetta da questa o quella parte.

Bentornata Seconda Repubblica: come allora la politica ha bisogno di nuove identità, ma la linfa di oggi è solo l’effetto del caos strisciante. Nell’epoca dei libri usa e getta, dell’assenza di dibattito culturale, delle figure di intellettuali ridotte a bizzarri personaggi da piccolo schermo si pesca dal pantheon: J.J.R. Tolkien prima, P.P. Pasolini poi. Con loro la destra cerca più affinità che divergenze.

E poi c’è lui: Antonio Gramsci. Il governo ha provato a mettere più di una fiche sul fondatore del Partito comunista italiano e uno dei più grandi pensatori del Novecento. Ma il grande innamoramento della politica odierna per il massimo teorico dell’egemonia culturale ha già i primi effetti nefasti. Il Guardian ha notato che gli viene spesso attribuita la frase «ora è il tempo dei mostri». Nei Quaderni scrisse invece: «Il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati». In questo interregno Gramsci diventa un Bukowski da social.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...