Al netto del mio amore per la scrittura, analogica prima ancora che digitale, ammetto che – come la maggior parte dei Sapiens – almeno una volta al giorno mando un messaggio tramite WhatsApp. Il più delle volte non è un messaggio che richiede interazione immediata; tuttavia, la doppia spunta blu e i tre puntini che si animano sullo schermo sono spesso confortanti.
Durante un turno di clownterapia in oncoematologia pediatrica, ho avuto la fortuna di scrivere messaggi su post-it colorati, appenderli al vetro del paziente e poi appoggiare al vetro l’orecchio per ascoltare la risposta.
Non è facile tradurre in parole le emozioni che regala una conversazione di questo tipo: sia nella foga di voler scrivere una frase dopo l’altra, sia nella curiosità di ascoltare le risposte.
Non è facile tradurre il sorriso grato di un genitore che vede un clown di corsia intrattenere un figlio attraverso un vetro, quella luce che si accende nei loro occhi quanto in quelli del clown; quei momenti in cui capisci che i post-it vincono a mani basse rispetto a spunte blu e puntini in movimento.



