La spinta unitiva delle Notti magiche

La prima volta che le abbiamo evocate non andò un granché bene: estate 1990, i Mondiali di calcio in Italia, la semifinale di Napoli che premia l’Argentina e la voce di Bennato e della Nannini che suona quasi canzonatoria. Ma quali «Notti magiche»...
Poi il tempo fa il suo corso e capita che una canzone torni popolare dopo 31 anni, tanto da accompagnare la Nazionale di Roberto Mancini ad un inatteso trionfo agli Europei, quasi l’opera di un ispirato prestigiatore che fa apparire una realtà diversa da quella generalmente immaginata in un Paese tra i più fiaccati dalla tragedia del Covid. E restano nell’aria, quelle note, fino ad arrivare all’Olimpico a spingere gli azzurri nei recentissimi Europei di atletica leggera a Roma ed a scandire corse, lanci e salti mai visti tutti assieme così veloci, lunghi e alti.
Notti magiche, davvero, tanto da indurre il presidente Mattarella a rompere i protocolli ed a presentarsi per due sere consecutive allo stadio, ad applaudire ed a ricevere delegazioni spontanee di giovani italiani avvolti nel tricolore dopo vittorie frutto di lavoro, di obiettivi ed impegni condivisi, come quelli plasticamente rappresentati dai ragazzi della staffetta.
E come non pensare che quella stessa bandiera solo il giorno prima era stata brandita in Parlamento come simbolo di divisione. Il testimone ora è tornato al calcio: dopo quel pomeriggio da incubo alla Camera, lasciateci sognare altre notti magiche da vivere insieme.
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