Uno spettro si aggira per l’Europa e pure per la provincia italiana. Non è il comunismo e certo non si combatte con nazismo o fascismo. Non violenza, né armi sono efficaci per estirparlo. Semmai gli antidoti somigliano all’opposto: tolleranza, capacità di ascolto, limpidezza di sguardo, apertura mentale, purezza di cuore, onestà intellettuale.
Perché lo spettro di cui parliamo è la disposizione a considerare la politica e persino l’amministrazione dei nostri Comuni come incessante e perpetua contrapposizione. Una sindrome da «tifo calcistico» che impedisce di riconoscere i limiti propri e le altrui virtù.




