In poche parole

In politica «lo spettro del tifoso»

Parliamo della disposizione a considerare la politica come incessante e perpetua contrapposizione
Poltroncine di uno stadio
Poltroncine di uno stadio

Uno spettro si aggira per l’Europa e pure per la provincia italiana. Non è il comunismo e certo non si combatte con nazismo o fascismo. Non violenza, né armi sono efficaci per estirparlo. Semmai gli antidoti somigliano all’opposto: tolleranza, capacità di ascolto, limpidezza di sguardo, apertura mentale, purezza di cuore, onestà intellettuale.

Perché lo spettro di cui parliamo è la disposizione a considerare la politica e persino l’amministrazione dei nostri Comuni come incessante e perpetua contrapposizione. Una sindrome da «tifo calcistico» che impedisce di riconoscere i limiti propri e le altrui virtù.

Fateci caso. Quand’è l’ultima volta in un dibattito, in un ragionamento, che vi siete fermati e avete detto all’altro: «D’accordo, mi hai convinto, hai ragione tu». E quando vi è capitato di sentirlo ammettere durante una discussione tra candidati, nei dibattiti nazionali in tv o al bar di uno sperduto paesino.

Un grande della politica bresciana ricordava spesso che nella radice di politica c’è sì «polis», città, ma anche «polemos», guerra. Forse la seconda ha preso il sopravvento, a scapito della prima. Purtroppo. Ma più che puntare il dito verso gli altri, i primi a cambiare – anche opinione – dovremmo essere noi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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