Gran finale non proprio grande

Appartengo a una generazione che ha fatto in tempo - ampiamente, ahimè - a sorbirsi al cinema e in tv ripetuti cammei marchettari di brand di sigarette - con il pacchetto del protagonista esibito per tempi utili a consumare una cena più che ad accendere una «bionda» -, o dell’immancabile bottiglia di whisky.
Trovate messe al bando perché, ci fu spiegato, oltre a condizionare il consumatore, risultavano diseducative, specie per i più giovani, suggestionabili e così indotti al fumo o all’alcol. Non a caso gli stessi loghi sparirono pure dalle policrome livree di auto da corsa e affini. Tutto chiaro.
Fino a domenica scorsa. Quando accendo la tv e mi appare Tom Cruise che sgomma senza casco in sella a una moto. Penso all’improvvisato remake di un’iconica scena di «Top Gun» (film del 1986, quando la cultura della sicurezza stradale doveva ancora farne... di strada), già poco felicemente «rinnovata» nel sequel del 2022. Invece la bandiera a cinque cerchi che ha con sé mi illumina: è il gran finale delle Olimpiadi.
Evento di secondo piano (in cui i motori c’entrano quanto il curry nella cacio e pepe, per inciso), cui hanno di certo assistito ben pochi adolescenti. Ai quali quindi è giusto trasferire il concetto che non si beve, non si fuma, ma si circola sereni in moto senza protezioni e a tutto gas. Non proprio da podio, come messaggio.
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