In poche parole

Giustizia, chi abusa dell’abuso

Pierpaolo Prati
La Commissione Giustizia del Senato ha detto sì all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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L’abuso d’ufficio ha le ore contate. La Commissione Giustizia del Senato ha detto sì alla riforma con la quale il ministro della Giustizia Carlo Nordio intende abrogarlo.

Pronti a festeggiare gli amministratori pubblici, in particolare i sindaci che hanno giustificato l’impasse amministrativa con il rischio di finire sotto indagine o a processo per l’impiego spregiudicato del reato - che ha contorni storicamente fluidi - da parte di avversari politici e non.

Un pericolo, che per i contrari all’abrogazione della norma e per numerosi giuristi intervenuti nel dibattito, era già stato neutralizzato dalla riforma della norma intervenuta nel 2020, quella per la quale l’amministratore pubblico è punibile solo se ha violato comportamenti imposti da legge, e non più anche da regolamenti, che non lascino spazio alla sua discrezionalità. Per il ministro Nordio la norma, anche nella sua riformulazione, ha dimostrato di essere inefficace: «Solo 9 condanne per cinquemila processi».

Chi ha ragione? Alla fine pretenderà di averla (e l’avrà) l’Europa, che chiederà all’Italia di reintrodurre l’abuso d’ufficio nel codice penale per allinearlo a quello di 25 dei 27 Paesi dell’Unione che lo adottano. E tutta la fatica per abrogarlo un giorno, nemmeno troppo lontano, potrebbe rivelarsi inutile. Non sarebbe la prima volta. Probabilmente non sarà nemmeno l’ultima.

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