Giustizia, chi abusa dell’abuso

L’abuso d’ufficio ha le ore contate. La Commissione Giustizia del Senato ha detto sì alla riforma con la quale il ministro della Giustizia Carlo Nordio intende abrogarlo.
Pronti a festeggiare gli amministratori pubblici, in particolare i sindaci che hanno giustificato l’impasse amministrativa con il rischio di finire sotto indagine o a processo per l’impiego spregiudicato del reato - che ha contorni storicamente fluidi - da parte di avversari politici e non.
Un pericolo, che per i contrari all’abrogazione della norma e per numerosi giuristi intervenuti nel dibattito, era già stato neutralizzato dalla riforma della norma intervenuta nel 2020, quella per la quale l’amministratore pubblico è punibile solo se ha violato comportamenti imposti da legge, e non più anche da regolamenti, che non lascino spazio alla sua discrezionalità. Per il ministro Nordio la norma, anche nella sua riformulazione, ha dimostrato di essere inefficace: «Solo 9 condanne per cinquemila processi».
Chi ha ragione? Alla fine pretenderà di averla (e l’avrà) l’Europa, che chiederà all’Italia di reintrodurre l’abuso d’ufficio nel codice penale per allinearlo a quello di 25 dei 27 Paesi dell’Unione che lo adottano. E tutta la fatica per abrogarlo un giorno, nemmeno troppo lontano, potrebbe rivelarsi inutile. Non sarebbe la prima volta. Probabilmente non sarà nemmeno l’ultima.
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