Lunga vita a re Giorgio e al suo tailleur-manifesto

Golden Globes 1990, Julia Roberts arriva sul red carpet con un abito dal taglio maschile. No, non è un taglio maschile, dirà. È proprio un abito da uomo, ed è di Armani. Era per lei un momento d’oro, l’inizio della carriera. Scelse quell'abito con cura, ancor più che il suo discorso sul palco (che non preparò): quando lo vide nella boutique di Rodeo Drive, nel reparto uomo, capì che doveva presentarsi al mondo con quello. Niente truccatore, niente parrucchiere, niente stylist: fece tutto lei e quel capo divenne un simbolo. «Mi sentivo bene con quell’outfit, non potevo immaginare che sarebbe diventato un manifesto».
Eppure i tailleur dal taglio maschile furono proprio uno dei primi capi che nel tempo fecero di Giorgio Armani «re Giorgio»: rivoluzionari, pragmatici (allora le donne non avevano una divisa da ufficio), eleganti.

Lo stilista scomparso a 91 anni ha donato al mondo una moda sofisticata nella semplicità, che dichiara sempre qualcosa senza urlare. E così è diventato lo stilista italiano per antonomasia, affidabile garante di stile anche per chi la moda di solito la snobba. Come mio zio, l’uomo meno modaiolo che io conosca. Che per le mie nozze si è comprato un completo Armani.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Domenica
Rubriche, commenti, approfondimenti e idee da leggere con calma, quando e dove vuoi.
