In poche parole

Dal Concert for Bangladesh al Live Aid: note che fanno bene

Cadono oggi i 40 anni della mastodontica «macchina musicale della solidarietà»
Rosario Rampulla

Rosario Rampulla

Vicecaporedattore

Bob Geldof il fondatore di Live Aid - Foto Epa/Mark Sage
Bob Geldof il fondatore di Live Aid - Foto Epa/Mark Sage

Tutto era cominciato nel 1970, Con «The Concert for Bangladesh», il mega spettacolo di beneficenza che l’ex Beatle George Harrison organizzò l’1 agosto del 1971 per supportare le popolazioni, ridotte allo stremo, del Paese asiatico.

George Harrison organizzò l’1 agosto del 1971 «The Concert for Bangladesh» - Foto Epa/STF
George Harrison organizzò l’1 agosto del 1971 «The Concert for Bangladesh» - Foto Epa/STF

Fu così che il rock, edonista e frivolo, scoprì (o, perlomeno, lo palesò su larga scala) la sua vocazione umanitaria. Del resto su quel palco salirono, tra gli altri, Ringo Starr, Ravi Shankar, Leon Russell, Billy Preston, Eric Clapton e Bob Dylan. Per rivedere qualcosa di simile si dovette aspettare il 13 luglio 1985. Cadono oggi, infatti, i 40 anni del Live Aid, la mastodontica «macchina musicale della solidarietà» che Bob Geldof (con Midge Ure degli Ultravox) mise in moto sui palchi di Londra e Filadelfia. Tenendo incollati oltre due miliardi di persone davanti allo schermo per esibizioni passate alla storia.

Ma fare del bene in musica non è solo appannaggio dei palchi: come non ricordare Band Aid, il summit inglese della bontà (la canzone? «Do they know it’s christmas»), o la celeberrima «We are the world», la risposta «selle e strisce» dalla benefica Albione. Due esempi, un solo impegno: aiutare persone in difficoltà. Che male c’è a farlo con glamour e un po’ di pop? Buon compleanno «LIve Aid».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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