In poche parole

L’assalto a un giornale: gravissimo ieri come oggi

Se si legge la cronaca dell’assalto all’Avanti da parte dei fascisti nel 1919 non si trovano molte differenza con ciò che è successo venerdì nella sede della Stampa a Torino
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

La sede della Stampa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La sede della Stampa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Una grande città che brulica di tensioni, un momento storico di incertezze, un corteo. Il cordone che si stacca e assalta il giornale. Lì, dove si raccolgono i fatti e divengono notizie, è il pandemonio. Qualcuno porta persino via dalla redazione cimeli frutto del saccheggio. In uno dei luoghi simbolici di un Paese liberale l’assalto dura minuti interminabili e pare anticipare il peggio. Dopo la devastazione squadrista, i manifestanti escono e la colonna si scioglie.

La redazione della Stampa dopo il passaggio dei manifestanti - Foto La Voce di Novara
La redazione della Stampa dopo il passaggio dei manifestanti - Foto La Voce di Novara

Sembra la cronaca dell’assalto a La Stampa di Torino del 28 novembre del 2025. Invece è quella del 15 aprile del 1919, quando i fascisti distruggono la sede dell’Avanti! a Milano, dando il via ad una stagione di violenza in Italia. Poco conta se gli schieramenti sembrano opposti. Le torce dei fascisti sono ora i sacchi di letame degli antagonisti, lo slogan «L’Avanti! non è più» è diventato il ben più attuale «giornalista terrorista, primo della lista».

Nel mirino sempre una linea editoriale: quella contraria alla guerra borghese nel Biennio Rosso o in difesa di Israele all’epoca del fallimento del modello occidentale. Oggi come allora, resta uno dei più gravi attacchi a una istituzione democratica. Qualcuno li ha chiamati «utili idioti», capaci di spostare l’attenzione lontano dalle condivisibili ragioni per un popolo martoriato. Lo slogan è calzante.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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