L’assalto a un giornale: gravissimo ieri come oggi

Una grande città che brulica di tensioni, un momento storico di incertezze, un corteo. Il cordone che si stacca e assalta il giornale. Lì, dove si raccolgono i fatti e divengono notizie, è il pandemonio. Qualcuno porta persino via dalla redazione cimeli frutto del saccheggio. In uno dei luoghi simbolici di un Paese liberale l’assalto dura minuti interminabili e pare anticipare il peggio. Dopo la devastazione squadrista, i manifestanti escono e la colonna si scioglie.

Sembra la cronaca dell’assalto a La Stampa di Torino del 28 novembre del 2025. Invece è quella del 15 aprile del 1919, quando i fascisti distruggono la sede dell’Avanti! a Milano, dando il via ad una stagione di violenza in Italia. Poco conta se gli schieramenti sembrano opposti. Le torce dei fascisti sono ora i sacchi di letame degli antagonisti, lo slogan «L’Avanti! non è più» è diventato il ben più attuale «giornalista terrorista, primo della lista».
Nel mirino sempre una linea editoriale: quella contraria alla guerra borghese nel Biennio Rosso o in difesa di Israele all’epoca del fallimento del modello occidentale. Oggi come allora, resta uno dei più gravi attacchi a una istituzione democratica. Qualcuno li ha chiamati «utili idioti», capaci di spostare l’attenzione lontano dalle condivisibili ragioni per un popolo martoriato. Lo slogan è calzante.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
