A volte lapaura nasce in silenzio, si deposita negli anni, prende dimora nei gesti più semplici: nel modo in cui una bambina si guarda, nel bisogno di essere scelta, nella vergogna di sentirsi meno bella, meno forte, meno degna di attenzione. Può confondersi con l’educazione ricevuta, con l’amore che protegge troppo, con le parole mai dette da chi avrebbe dovuto spiegare, rassicurare, restare. Eppure proprio ciò che sembra non finire mai può diventare, a un certo punto, materia di attraversamento. Non una condanna, ma un cammino. È da questa consapevolezza, maturata lentamente e pagata sulla pelle, che prende forma un libro nato dal bisogno di raccontare lafragilitàsenza vergogna e larinascitasenza retorica.
Con“Nessuna paura è infinita”, pubblicato daEuropa Edizioni,Luna Biancaconsegna al lettoreun’autobiografia intima, spirituale e profondamente umana, costruita attorno a un percorso di caduta, ricerca e ricomposizione. Il nome scelto dall’autrice come pseudonimo sembra già indicare una postura: non la luce violenta del sole che cancella tutto, ma quella più discreta della luna, capace di accompagnare il buio senza negarlo. Il volume nasce dal desiderio di raccontare una parte di sé fatta dipaure, insicurezze, sconfitte e dolori a lungo nascosti. L’autrice stessa dichiara con chiarezza il nucleo del proprio cammino: due forze,la psicoterapia e la fede, l’hanno aiutata in momenti diversi a guardare dentro le proprie ferite e a trovare una pace nuova.
Il racconto procede come una lunga confessione ordinata, nella quale ogni episodio sembra interrogato dalla donna adulta che oggi può finalmente guardare la bambina, la ragazza e la madre che è stata. Il primo scenario è laSicilia, che traccia una geografia affettiva, domestica, concreta. Il paese, la casa piccola e vecchia, la campagna, il mare, la chiesa, la scuola, le strade percorse da bambina: tutto contribuisce a costruire una memoria fisica, quasi tattile. La vita, nel libro, non viene raccontata per grandi astrazioni, ma attraverso le cose che restano attaccate alla memoria quando tutto il resto si confonde.
Il nodo originario della storia è affidato a una frase del nonno:“I figli sono di chi li cresce”. Luna Bianca nasce in una famiglia, ma viene cresciuta dagli zii, una coppia senza figli che la accoglie come una creatura attesa, amata, custodita. In questo passaggio si apre una delle tensioni più forti del volume. L’autrice non racconta un’infanzia priva d’amore; al contrario, racconta un’infanzia circondata da un affetto enorme, quasi assoluto. Eppure, dentro quell’amore, resta una domanda: perché essere stata affidata ad altri? Come si può sentirsi protetti e al tempo stesso abbandonati? Come si può crescere dentro una dedizione totale e portare comunque nel cuore la paura di non essere stati abbastanza? Il libro trova qui una delle sue intuizioni: le ferite non nascono sempre dall’assenza dell’amore; a volte emergono nell’impossibilità di capire il modo in cui l’amore si è distribuito attorno a noi.
L’adolescenzaè raccontata comeil tempo del confronto e della vergogna: il corpo che cambia, le altre ragazze percepite come più belle, più desiderabili, più sicure, l’estate che obbliga a mostrarsi in costume, i ragazzi che sembrano confermare le proprie insicurezze. Luna Bianca rilegge la propria storia sentimentale come il risultato di un’autostima fragile, di un bisogno di conferma, di una paura dell’abbandono che precede ogni singola relazione. È uno dei passaggi più riconoscibili del libro, perché sposta il dolore privato su un piano più ampio: quante donne, prima di imparare ad amarsi, hanno accettato di essere amate male?
"Nessuna paura è infinita” intreccia ilracconto personalecon unacornice socialericonoscibile. La storia individuale dell’autrice attraversa temi che appartengono a molte biografie femminili: il controllo familiare sulle ragazze, il timore del giudizio, il peso della rispettabilità, la differenza tra paese e città, il pregiudizio di classe, la necessità di dimostrare continuamente il proprio valore. Quando Luna Bianca racconta l’ingresso nel lavoro, le esperienze come commessa, l’insegnamento, le difficoltà professionali e il confronto con ambienti più benestanti, la sua vicenda smette di essere solo privata. Diventa il racconto di una donna che prova a farsi spazio tra aspettative, limiti imposti e desideri personali, senza avere sempre gli strumenti per nominare ciò che le accade, ma con unaforza interiore che il tempo le permetterà di riconoscere.
Lamaternità rappresenta il centro emotivo e morale del volume. La gravidanza inattesa arriva come una cesura: la protagonista ha paura, sa di andare incontro a difficoltà, teme la reazione della famiglia e del compagno, ma sceglie di portare avanti quella vita.
La paura, nel volume, è la vera protagonista.Cambia volto e accompagna le diverse stagioni della vita: paura di non essere amata, di non piacere, di essere tradita, di fallire, della solitudine, del viaggio, del giudizio, di perdere il controllo. Nei capitoli più maturi assume la forma degli attacchi di panico, della chiusura, del corpo che sembra ribellarsi, della mente che costruisce muri anche nei gesti più quotidiani. È qui che entra in scena la psicoterapia. Guardare dentro di sé significa riconoscere i propri automatismi, smontare le convinzioni più antiche, capire perché certe ferite continuino a ripetersi sotto forme diverse. La guarigione non è una linea retta. È fatta di tentativi, passi indietro, ricadute, piccoli gesti di coraggio.
“Nessuna paura è infinita” non vuol dire che la paura possa necessariamente sparire una volta per tutte. Significa piuttosto cheanche ciò che sembra assoluto può essere delimitato, nominato, attraversato. La paura appare infinita quando la si vive dall’interno, ma smette di esserlo nel momento in cui qualcuno riesce a guardarla, raccontarla, affidarla a una parola. La scrittura, in questo senso, partecipa allo stesso movimento della cura: mette ordine, dà forma, trasforma il panico in racconto e il racconto in consapevolezza.
Nei capitoli conclusivi, il libro assume una dimensione apertamente spirituale. Il cammino religioso, il pellegrinaggio, la preghiera, l’affidamento a Dio e alla Madre Celeste sono parte essenziale dell’esperienza dell’autrice.
La prosa di Luna Bianca èsemplice, diretta, confessionale.La sua lingua procede spesso con andamento orale, come se l’autrice parlasse a un interlocutore vicino, qualcuno a cui finalmente può dire tutto. L’opera dialoga con una linea riconoscibile della narrativa autobiografica contemporanea: quella che mette al centro il trauma familiare, il corpo, l’identità femminile, la cura, la relazione tra vulnerabilità e forza. Luna Bianca scrive per sé, per la figlia, per chi si sente perso o sopraffatto, ma anche per chi ha bisogno di scoprire chela fragilità non è il contrario della forza: ne è, spesso, il punto di partenza.
“Nessuna paura è infinita” è dunque un libro che chiede di essere letto come si ascolta una voce che ha deciso di non tacere più. Luna Bianca parte dalla bambina cresciuta tra due famiglie, attraversa la ragazza insicura, la donna ferita, la madre, la paziente, la credente, e arriva a una consapevolezza adulta: non serve diventare invulnerabili per salvarsi. Serve riconoscere la propria paura, prenderla per mano e impedirle, finalmente, di scegliere al posto nostro.
Comunicato Stampa: “Nessuna paura è infinita”, un libro che accende la luce della rinascita sul buio dell'anima

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...

